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Il ricordo del Dott. BINO LI CALSI ad un mese dalla scomparsa

Monreale, 13 Aprile 2016 – Ad un mese dalla scomparsa del Dott. BINO LI CALSI lo ricordiamo tratteggiando il percorso della sua esistenza. La vita di un uomo di grande cultura e fortemente legato al mondo cattolico, appassionato del suo prestigioso lavoro nel cui ambito ha raggiunto i vertici più elevati e lasciato tracce indelebili.

Il Papà del Parco dell’Etna” – così ha titolato il sito Internet dell’Ente nel dare notizia della sua scomparsa – […] “Uomo di spiccata cultura, rivestì un ruolo fondamentale nella fase istitutiva del Parco dell’Etna, con una visione lungimirante e antesignana dei tempi. Ebbe sempre un legame particolare con l’Etna, il vulcano attivo più alto d’Europa, che elesse come sua dimora per lungo tempo prima di ritirarsi a vita privata. Alla sua visione si deve l’implementazione di un modello si sviluppo economico del territorio del Parco dell’Etna, che tutelando l’ambiente ne valorizzasse le attività plurimillenarie come l’agricoltura, la silvicultura, il turismo. Tutti al Parco lo ricordano con immensa stima, traendo spunto per l’azione quotidiana di salvaguardia dell’ambiente dal segno indelebile che ha lasciato nell’Ente”.

FOTO_02_visita-regina-elisabettaStraordinario l’attaccamento a Monreale, da cittadino come tutti e da primo tra loro. Da Sindaco, infatti, visse alcuni dei momenti più felici ed altri tra i più drammatici della nostra storia recente. Fu lui ad accogliere, nel 1080, i Reali d’Inghilterra e, nello stesso anno, a sospendere i festeggiamenti in onore del SS. Crocifisso nei minuti successivi al vile agguato che costò la vita al Capitano Emanuele Basile.

Tutti noi, come i dipendenti dell’Ente Parco dell’Etna, dovremmo trarre spunto dal suo impegno a favore della città, generosamente riversato nella politica, nella conduzione degli interessi comuni e anche nel gestire le relazioni afferenti alla sfera privata e all’amicizia. Una vita fitta di impegni gravosi tra i quali, tuttavia, riuscì sempre a creare gli spazi per coltivare la fede e alimentare le sue grandi passioni: la conoscenza, l’attenzione puntuale sui fatti della città e del resto del mondo, il forte legame con la sua Inter, il piacere attento e disinteressato nel frequentare l’Arte e gli artisti e la scelta di vivere tra le loro opere.

La vita esemplare di un concittadino la cui memoria è patrimonio dell’intera comunità; un’eredità che non dovrà frammentarsi e disperdersi. Ciascun cittadino deve farsi carico della sua integra conservazione. A beneficio di tutti!

Bino Li Calsi nasce a Monreale il 5 novembre 1927 da Giuseppe e Rosalia Fiacchetti.

Nel 1930 la famiglia, per ragioni connesse al lavoro del padre, si trasferisce a Polizzi Generosa ove, precocemente, inizia a frequentare le scuole private delle Suore Francescane.

Al rientro a Monreale, nel 1933, superato l’esame di ammissione, viene accolto presso l’istituto parificato del Collegio di Maria e iscritto, a 7 anni, alla terza classe elementare. All’età di 10 anni intraprende gli studi ginnasiali (fino al 1940 includevano l’attuale scuola media) che concluderà con l’ammissione al Liceo e una media altissima: 9 in latino e in greco e 8 in tutte le altre materie. Nel 1944, dopo l’interruzione imposta dall’intensificarsi dei bombardamenti e dall’aver contratto il tifo, in forma violentissima, per aver mangiato un gelato, conclude gli studi presso il Liceo Meli di Palermo,.

Nel 1951 consegue presso l’Ateneo palermitano, con il massimo dei voti, la laurea in Giurisprudenza e una tesi sul tema “Revisione costituzionale”.

Durante il ciclo di studi universitari frequenta le Associazioni della Gioventù Cattolica e nel 1948 Mons. Filippi Arcivescovo di Monreale lo nomina Presidente diocesano della GIAC. In quel periodo nasce il sodalizio con Mario Fasino, Presidente della GIAC per la Diocesi di Palermo, sodalizio che avrà incidenza sulle successive scelte di vita.

Nel 1953 è candidato alle elezioni per il Parlamento nazionale. Un’esperienza esaltante coronata da lusinghiero successo: quasi 18mila voti, non sufficienti, tuttavia, per fare scattare l’elezione.

Dopo il conseguimento della laurea inizia a frequentare da praticante lo studio palermitano del Notaio Antonino Leto; una scelta operata più per assecondare un progetto paterno che per dare corso alle proprie ambizioni.

Nel Luglio del 1955 la svolta: l’amico Mario Fasino, nel frattempo divenuto Assessore al Lavori Pubblici nel Governo regionale, gli comunica la decisione di nominarlo suo Segretario particolare. Durante la permanenza ai Lavori Pubblici conosce l’ing. Enrico Mattei, Presidente dell’ENI, con il quale instaura un cordiale rapporto di  sintonia di idee e di opinioni.

Nel 1956 il passaggio all’Assessorato Enti Locali dal 27 e, da  novembre 1957  a ottobre 1958 all’Assessorato Industria  e Commercio.

Dal settembre 1962 all’ottobre 1962 e fino gennaio 1967 la permanenza all’assessorato Agricoltura e Foreste con la qualifica di Capo di gabinetto.

Dal febbraio 1969 al dicembre 1972 alla Presidenza della Regione ancora con la qualifica di Capo di Gabinetto.

Nell’agosto 1971 è nominato Commissario dell’Ente Siciliano per la Promozione Industriale (ESPI), ove rimane sino al dicembre 1972.

Nel marzo 1978, nel corso dell’Ottava Legislatura, Piersanti Mattarella forma il suo primo Governo e, subito dopo una breve crisi, il secondo. Bino Li Calsi è nuovamente Capo di gabinetto all’Assessorato al Territorio e ambiente affidato a Mario Fasino.

Nel giugno 1978 la Giunta di Governo lo nomina Direttore regionale al “Territorio e Ambiente” dove lavora attivamente alla predisposizione dei disegni di legge per la tutela ambientale e la protezione del territorio, divenuti poi leggi fondamentali della Regione. Nel 1985 è incaricato di predisporre la proposta di istituzione del Parco dell’Etna. Istituito il Parco e costituito l’Ente Parco nel 1987, il governo della Regione lo nomina Commissario e poi Presidente.

Nel 1989 viene chiamato alla presidenza del Coordinamento nazionale dei parchi e delle riserve naturali (l’attuale FederParchi). Nel 1992, infine, la nomina a Presidente del gruppo di lavoro per il coordinamento dei parchi regionali operante in seno alla Federazione europea dei parchi (FNNPEE, oggi EUROPARC) con sede a Graffenau (Germania).

È stato Sindaco di Monreale dal 1965 al 1967 e, ancora, nel 1980.

Muore a Palermo il 13 Marzo 2016.

FOTO_03_anniversario-basileAffidiamo alla sua stessa voce il compito di ricordare il pensiero del dott. Bino Li Calsi.  Pubblichiamo integralmente il discorso che egli pronunciò durante la seduta straordinaria del Consiglio comunale convocata nel Maggio 1981 in occasione del primo anniversario dell’omicidio del Capitano Emanuele Basile:

Signori consiglieri,

consentitemi, innanzitutto, in questa seduta straordinaria, al di fuori delle forme rituali, porgere il mio saluto ed il ringraziamento dell’Amministrazione e mio personale all’Eccellentissimo Comandante l’Arma dei Carabinieri, Generale Cappuzzo, alle Autorità tutte, che hanno voluto onorare con la loro presenza questa nostra cerimonia commemorativa alla quale avrebbero voluto partecipare anche i familiari del compianto Capitano Basile, se non ne fossero stati impediti da analoga commemorazione in Taranto, così come mi hanno telegraficamente comunicato in data odierna.

Questa cerimonia commemorativa, che non è del Consiglio Comunale che l’ha voluta, ma di tutta la Città, che è qui presente nelle sue varie componenti e rappresentanze, come testimonia la folla che gremisce quest’Aula, ancora a distanza di un anno, sdegnata, offesa e commossa.

Una partecipazione intensa che salda istituzione e comunità. Autorità e popolo in un unico afflato di commozione per commemorare Emanuele Basile.

Ma noi riteniamo che il modo migliore per commemorare la memoria del Capitano Basile non sia quello di dare a questo avvenimento la ritualità di una retorica celebrazione.

Le parole, infatti, monete corrose dalla retorica del linguaggio corrente, difficilmente riescono a trarre dalle commemorazioni la linfa per uno stimolo all’azione.

Lasciandoci, soltanto, trasportare dalla nostalgia della memoria si rischia, in fondo, di fare nostra la condizione della vittima, senza offrire un effettivo riscatto al suo sacrificio.

Noi non siamo qui, in questa Aula, per assumere la posizione di chi, pur condannando, si rifugia nell’intimità del suo pianto e si considera solo spettatore dell’evento drammatico cui assiste, tanto più doloroso quanto più vicino nel tempo e nel luogo in cui è stato consumato, nella prossimità degli affetti e della stima.

Certamente gli affetti, la commozione, l’emozione non vanno ne soffocati, ne sopiti; devono essere accomunati ad una decisa, attenta, vigile volontà riformatrice.

Non potrò, certamente dimenticare l’incontro con Emanuele Basile, in una notte del marzo 1979, per un evento criminoso che mi toccava da vicino.

In quell’occasione, nonostante l’amarezza e la tensione ho compreso che quell’uomo che parlava impartiva ordini con molta fermezza, era un uomo dalle doti non comuni.

Gli incontri successivi consentirono di apprezzare queste sue qualità: una intelligenza pronta, una volontà decisa, un alto senso del dovere, una intuizione acuta, una conoscenza profonda di uomini e di cose della nostra terra.

E più ebbi modo di incontrarlo, più ho potuto apprezzare in Lui anche qualità profondamente umane, che bisognava saper scoprire sotto una apparente durezza.

Conoscendolo, ci si formava il convincimento di trovarsi di fronte ad un uomo che aveva fatto la propria scelta, aveva calcolato i pericoli, aveva deciso di andare in fondo, consapevole che nell’esercizio del suo compito, ci poteva essere, così come purtroppo è avvenuto, il rischio supremo, nel quale avrebbero potuto essere ineluttabilmente coinvolti due beni profondamente amati: la moglie e la bimba.

Per queste sue doti di uomo e di tutore delle istituzioni, alla notizia dell’efferato crimine, Monreale, si e chiusa, nonostante una folla immensa animasse le sue vie in un giorno di festa, in un religioso silenzio.

Più che attonita e sgomenta, indignata ed offesa.

Orrore, dolore e sdegno, per questo assassinio di tipico stampo mafioso, che ci riempie ancora oggi l’animo, ma ci spinge a meditare, ci impegna a ravvisare la nostra presenza civile, come singoli e come istituzione.

Occorre infatti che ci chiediamo, per non disperdere la lezione morale che viene dal sacrificio di Basile, se ci siano in taluni comportamenti quotidiani, che pure assumiamo, come singoli o come gruppi entro un quadro storicamente definito, atteggiamenti che anziché contraddire, perpetuano la forza esasperante delle cosiddette onnipotenze, con qualsiasi denominazioni le si vogliano chiamare. Ed ancora da che parte stiano tutte le logiche dirette a perseguire comunque, cosi quel che costi, quale che debba essere l’inferno degli altri – interessi del tutto particolari, indipendentemente dall’etichetta (economica o mafiosa, politica o sindacale).

Occorre che ci chiediamo se in nostre azioni, in nostri comportamenti, denegando giustizia o favorendo interessi per motivi di parte, non assumiamo connotazioni simili o quelle delle congreghe, delle consorterie, che a voce, solo a voce, condanniamo.

È questo il primo impegno.

Il secondo è quello di rispondere con fermezza e decisione agli assassini, ai sicari, ai mandanti, agli strateghi di questo lungo sanguinoso assedio alla nostra comunità civile.

Essi vogliono impedirci di agire,  governare nella libertà e nella giustizia.

Vogliono dividerci, vogliono schiacciare sotto la paura, la delusione, la capacità di un solidale vivere e scegliere insieme la vita. Vogliono spingerci non a ragionare, a correggere, a sostituire singoli uomini o singoli metodi, ma ad arrenderci o rattrappirci in un rifiuto globale e suicida.

Se recuperiamo questa consapevolezza, i sicari della mafia e delle brigate non passeranno e rimarranno soli.

Essi sono in guerra contro di noi, noi invece cerchiamo la nostra pace e dobbiamo ritrovarla insieme.

Camminando in questa direzione, non vanificheremo il sacrificio di Emanuele Basile e non renderemo retorica questa nostra assise che non vuole essere soltanto una commemorazione, bensì una intensa partecipazione al sacrificio compiuto da Emanuele Basile, a quelli compiuti da tutta la benemerita Arma, dalla nobile istituzione della magistratura, dalla infaticabile polizia cui va la commossa solidarietà della comunità Monrealese.

Partecipare e impegnarsi, con la pienezza di una fede.

Questo impegno e questa fede sono gli unici fiori, non artificiali né appassiti, che possiamo deporre sulla tomba dei nostri morti, l’unica testimonianza che possiamo oggi offrire al commosso ricordo di Emanuele Basile.

Bino Li Calsi

 

 

 

 

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