Nelle giornate del 30-31 Marzo, gli studenti del quarto anno di liceo scientifico hanno preso parte al progetto “Se vuoi …”, organizzato da alcuni volontari del Dipartimento di Polizia di Palermo; il gruppo di studenti, riunitosi in luogo concordato, incontra due poliziotti che, gratuitamente, li accompagneranno a visitare luoghi simbolo della lotta contro la mafia, e ad ascoltare le testimonianze di vittime di mafia o di persone che danno voce a chi voce non ha più.
La prima tappa è Brancaccio, luogo della morte di Don Pino Puglisi; entrare nel vivo della vita di quest’uomo, attraverso il confronto con una sua ex-alunna e una persona a lui molto vicina, suscita grande ammirazione ma anche tanta rabbia. Sapere che un uomo semplice, disposto a fare il bene soprattutto per i giovani,viene ucciso perché inopportuno e ostacolo per degli animali feroci, crea negli studenti un forte sentimento; non è compassione, è un urlo muto, l’urlo di chi vorrebbe fare qualcosa ma è impotente. Parole forti e metaforiche quella dell’ex alunna, che definisce il suo maestro come un uomo dalle mani grandi per donare tantissimo alla gente, dai piedi grandi per arrivare da chiunque avesse bisogno di lui, dalle grandi orecchie disposte ad ascoltare; insegnante nella scuola e maestro di vita. Secondo l’altra testimonianza, Padre Pino Puglisi non parlava mai di mafia ma di legalità e prima delle parole usava l’esempio. Questi sono gli anni in cui il negazionismo non faceva altro che aumentare il fenomeno mafioso. La mafia non esiste ma Padre Puglisi la combatte.
Il secondo luogo è la sede di Addio Pizzo; qui i ragazzi vengono informati sulla storia dell’associazione, la quale da anni lotta contro i soprusi della mafia, e sulle dinamiche di estorsione del pizzo.
Una cosa stupisce gli studenti: non sono solo i grandi nomi conosciuti ad essere vittime; un semplice negoziante è protagonista di una storia fatta di ricatti, estorsioni, minacce di morte. Il racconto di quest’uomo arriva dritto al cuore delle persone che lo ascoltano; la sua voglia di costruire una piccola impresa per la sua famiglia si scontra con la crudeltà degli estorsori. Non è più libero, è un dipendente al servizio della mafia, prova tante volte a rifiutare un pagamento illegale ma vede la vita dei suoi affetti in pericolo. Un uomo umile, che, però, non si arrende e fa risplendere la sua dignità di uomo libero: un uomo che dice NO, e che vince la sua battaglia grazie ai suoi ideali e al sostegno delle forze dell’Ordine.
Queste vittime che veramente pochi conoscono, vittime di cui non si parla, sono uomini disprezzati da vivi e dimenticati da morti. Ma grazie alla forza d’animo di altri uomini, tornano anche loro ad avere una voce, a spezzare il silenzio.
A Cinisi si visitano i luoghi in cui trascorreva le sue giornate Peppino Impastato. Luoghi che adesso sono sede di associazioni, eventi, che hanno come scopo la continuazione di una battaglia che ancora non è terminata: la mafia esiste, e ha nuovi panni. Gli studenti ripercorrono i famosi Cento Passi e arrivano alla casa del mandante Tano Badalamenti.
Nella seconda giornata i ragazzi visitano la Caserma Aeronautica Militare e vengono informati circa le tecniche di salvataggio, vengono mostrati video sul cyber-bullismo e sulla mancata privacy causata dai social network.
Al Dipartimento di Polizia incontrano il reparto che si occupa della sicurezza del servizio pubblico; nonostante l’immagine comune di questi poliziotti sia negativa, anche per colpa dell’intervento mediatico, i ragazzi comprendono che lo scopo del servizio è quello di mantenere l’ordine e far rispettare tutte le norme di sicurezza.
Altra storia toccante è quella della figlia di un proprietario di hotel, la quale narra la vicenda che ha portato all’omicidio del proprio padre, un piccolo pesce in un mare pieno di squali: due mafiosi richiedono una stanza in questo hotel, poiché è situato vicino al luogo dove si dovrà compiere un attentato. Il proprietario si rende conto di ciò che sta accadendo e chiama la Polizia. L’attentato non avviene, la Polizia interviene in tempo e il mandante viene arrestato. Pochi giorni dopo, il padre della ragazza, un eroe spesso dimenticato, viene ucciso perché non aveva tenuto bocca,orecchie ed occhi chiusi, perché aveva dato voce alla Legalità.
Ultime due tappe sono il luogo dove il 19 Luglio 1992 avvenne l’uccisione di Paolo Borsellino e della sua scorta, e il monumento dedicato a Falcone, assassinato il 18 Maggio 1992. Nel primo posto i ragazzi hanno ascoltato la cruenta descrizione dell’esplosione: pezzi di corpo sparsi per la strada, arrivati fino ai balconi del quarto piano, fiamme e un lacerante silenzio dopo un’esplosione che ancora fa sentire la sua eco. Arrivati al monumento , prende la parola una persona che fino a quel momento era rimasta in silenzio e racconta una sorprendente verità: l’uomo era parte della scorta. Sapeva di rischiare la sua vita, ma avrebbe affrontato la morte per un uomo che si batteva per la Legge, piuttosto che stare dalla parte della mafia.
Queste due giornate sono state preziose per gli studenti, momenti di unione e di commozione hanno acceso nel gruppo una domanda: chi vogliamo essere? Per cosa vogliamo lottare? Ascoltare queste testimonianze, sentire voci tremanti e sofferenti che hanno smesso di star mute, è stata un’occasione preziosa che non sarebbe stata possibile se non con il contributo e la dedizione degli amici poliziotti. Lottare per il proprio futuro, per una società libera da questi mostri, rendere onore ad ogni singolo angelo, ad ogni singolo eroe che combatte o che ha combattuto per sconfiggere la mafia, è possibile. Ed è possibile grazie ,anche e soprattutto, a questi eventi, che sono a disposizione della comunità, grazie alla gente che crede che non tutto sia perduto.
“SE VUOI… un percorso che si veste della logica del proporre senza imporre, perché solo l’esercizio libero dell’amore può cambiare il cuore dell’uomo”