Monreale, 30 Marzo – È passato esattamente un anno da quando Filodiretto annunciò di smettere le sue pubblicazioni. Oggi, senza retorica alcuna, dopo un anno sabbatico, è una giornata importante per la città intera. Infatti, quando nasce o riparte un laboratorio di democrazia, come è stato Filodiretto, una città come la nostra, caratterizzata da scarso senso civico e grande pigrizia mentale, non può che trarne assoluto vantaggio. Dunque, congratulazioni per il lavoro svolto, finalizzato a ripartire.
Ma adesso, concentriamoci sul tema che il Direttore mi ha chiesto di sviluppare, onorandomi parecchio: “Luci ed ombre dell’amministrazione Capizzi”.
Qualche mese fa, prendendo spunto dalle pessime condizioni del sistema di illuminazione pubblica, ebbi a scrivere un articolo dal titolo: “Il buio delle strade di Monreale e l’orchestrina che suona mentre il Titanic sprofonda negli abissi!” Il buio in cui è piombata la città altro non è che la metafora delle condizioni politiche in cui versa Monreale, mentre gli ufficiali della tolda di comando non se ne rendono minimamente conto o sono paghi di se stessi.
Da allora ad oggi, purtroppo, la situazione non è affatto migliorata. Anzi, gli arresti per mafia e l’inchiesta sull’Ato rifiuti ci ricordano quanto lavoro ci sia da fare, in un contesto drammatico come quello monrealese, già sul piano della legalità che pur resta sempre il prerequisito per ogni possibile sviluppo.
Così, continuando con le metafore, potremmo dire che, essendoci solo sporadiche fiammelle di candela, inevitabilmente si stagliano con più forza grandi e preoccupanti le ombre. Per esorcizzarle proveremo a parlare prevalentemente delle cause di queste.
Le condizioni della città, già gravi con Di Matteo, oggi, sotto la giunta Capizzi si sono perfino incancrenite. Di certo, alla vigilia erano tanti i buoni propositi. Ora sembrano rimasti solo i proclami beffardi, soprattutto per chi si è impegnato e ci ha creduto veramente. Si pensi al mantra del “cambio di logica” tanto declamato e mai partito. Già nella scelta degli assessori, unico vero fallimento pienamente ascrivibile al sindaco, c’erano codificate le conseguenze che oggi conosciamo. Ma il sindaco, tutt’ora pare che non si renda conto di star per naufragare. Forse è affetto dalla sindrome di Stoccolma, innamorato, come sembra, dei suoi carcerieri. Più semplicemente, potrebbe non saper che pesci prendere e, magari, perfino sperare di cadere in acqua per ritrovarseli in tasca.
Da cittadino ed uomo di sinistra, spero che non punti sull’ultima ipotesi perché potrebbe certamente trovare dei pesci, ma non troverebbe né scialuppe né alcun salvagente.
Gli assessori, nella stragrande maggioranza dei casi non sono all’altezza dei compiti loro affidati e questo, spesso, nonostante il desiderio sincero di voler fare bella figura. D’altronde, chi vorrebbe fare brutta figura?
La verità, a mio modesto giudizio, è che occorrerebbe una squadra di alto profilo, competente e non improvvisata, capace di attivare meccanismi virtuosi non sprecando le tante opportunità che i livelli istituzionali superiori (regionale, nazionale ed europeo) mettono a disposizione. Ci sarebbero, poi, le vantaggiose occasioni che il moderno mercato dei servizi offre o gli innumerevoli esempi di buone prassi mutuabili da esperienze amministrative notoriamente più avanzate. Ma di ciò non si ravvisa alcuna traccia concreta, se non qualche promessa di significativo risultato molto futuribile.
Basterebbe un po’ di umiltà in più e molta arroganza mista ad ignoranza in meno. Basterebbe non rincorrere i desiderata e le frustrazioni di piccoli personaggi in cerca d’autore, incapaci di produrre una sola idea o una sola soluzione. Basterebbe non essere paghi di qualche briciola che qualche signorotto di provincia ogni tanto lascia intravedere nelle proprie battute di caccia nell’immenso territorio del nostro comune. Basterebbe non puntare sulla propria altezza pensando di arrivare, magari con qualche salto da atleta, alla classica “sarda appesa”. Basterebbe essere genuini e spontanei come il bambino che vede il re nudo e capisce che anche la sarda è posta sempre un tantino troppo in alto per poter almeno essere leccata!
Incapace di affrontare i problemi strutturali della città, che restano fondamentalmente sociali ed economici, inadeguata ad ottimizzare i punti di forza che la storia ha generosamente concesso a Monreale, a partire dall’immenso e ricco territorio e dall’inestimabile patrimonio architettonico e culturale, l’amministrazione sembra preferire vivacchiare, incurante di indebolire sempre più le flebili speranze di cambiamento di una città sempre più prostrata ed avvilita dalle migrazioni dei propri figli in cerca di città più ospitali e solidali capaci di offrire già nel presente ciò che a Monreale non sarebbe possibile nemmeno in un futuro anteriore.
Consci dell’impopolarità, i nostri amministratori, un po’ pateticamente, cercano di ovviare alla caduta di consenso ricercando visibilità a buon mercato, più modesta, non troppo impegnativa e, quindi, alla portata dei più.
In tal modo, sfogliando o scorrendo i giornali, si nota un fiorire di iniziative ed attività che nulla hanno a che fare con le priorità della città. Effimere e deprimenti, lasciano solo il segno dell’amarezza.
L’Amministrazione si è così distinta spesso per qualche inaugurazione di negozio; saluti ad iniziative private; presenze alle feste di compleanno; premiazioni di tornei privati; celebrazioni di anniversari luttuosi; messaggi d’augurio; pose di fiori; qualche presentazione di libro; conferenze e comunicati stampa sul nulla. C’è da sperare che, con l’ingresso della primavera non vogliano dedicarsi anche a prime comunioni, alle cresime, sempre numerose nel periodo!
Quasi quasi, viene da pensare che ci sia una corsa a superare il record di un vecchio sindaco che amava farsi fotografare in abito scuro tra i bianchi confrati del SS. Crocifisso; a cavallo di uno stallone bianco in mezzo alla folla; a farsi all’occorrenza pompiere, censore di presunte messe nere o dei più candidi baci dei giovani monrealesi; ad inventarsi sul niente persino “cerimonie della firma”.
Trovata geniale, di recente conio ed in linea con la filosofia imperante, è stato il “concorso di idee” per cambiare nome alle vie della città. Ovviamente, è una iniziativa in perfetta sintonia col cambio di logica. In altre parole, non essendo nelle condizioni di cambiare la qualità ed il decoro di strade, vicoli e piazze, si decide di dargli nomi più trendy. Un po’ come in certi ambienti si mettono ai figli i nomi dei calciatori, dei cantanti neo melodici o delle dive delle tele novelas, sperando di rendergli più roseo e propizio il futuro. Ovviamente, illudendosi miserevolmente!
Intanto, proprio in questi giorni, la Corte dei Conti ha trattato sindaco e segretaria generale come scolari svogliati incapaci perfino di capire i compiti da affrontare. E pensare che per il 2015, ma forse è ancora così, i monrealesi hanno pagato un assessore al bilancio ed un consulente esterno come esperto in materia di bilancio. Se i risultati sono quelli raccontati dalle cronache, non è esagerato dire che cadono le braccia.
Si dirà, ma allora non c’è speranza? Mi verrebbe quasi voglia di rispondere affermativamente. Poi, ricordo le parole del mitico Eduardo, intorno al buio della Napoli Milionaria, e dico anch’io: “Ha da passà ‘a nuttata”.
Ed il ritorno di Filodiretto mi conferma questa speranza. Buona fortuna al giornale, alla nostra Monreale ed a noi tutti. Ce n’è davvero bisogno!
Tonino Russo, componente della direzione regionale del PD