Torna FiloDiretto, l’editoriale di Alex Corlazzoli

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A un anno dalla chiusura di “Filo Diretto”, mi devo ricredere. Siamo ancora qua.
Da oggi ripartiamo perché abbiamo deciso di non essere indifferenti.
Torniamo perché l’avete chiesto voi lettori. Il giorno in cui abbiamo deciso di sospendere il nostro “progetto” editoriale ci siamo accorti di quanto fosse prezioso il lavoro che facevamo. Ci eravamo illusi di poter “abbassare la serranda” e spegnere le luci senza far rumore, senza dare nell’occhio più di tanto. Non è andata così: la vostra fame di informazione libera, indipendente, scevra da ogni retorica politichese non ci ha lasciato in pace.Torniamo perché, come scriveva Antonio Gramsci, “odiamo gli indifferenti”. Perché “non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita”.
Torniamo perché siamo convinti che la parola fa eguali e che possiamo essere voce di chi non ha voce.
Torniamo perché il tentativo, invano, di metterci il bavaglio alla bocca, buttando fango sul nostro giornale e denunciando falsità all’Ordine dei giornalisti, ci ha convinto a fare un passo avanti.
Lo facciamo prendendo qualche impegno con voi lettori.

Il primo: non farci intimorire da nessuno. Chi ha intenzione (com’è accaduto in passato) di alzare la voce con noi, di convincerci a fare altro, non perda tempo. Non torniamo per fare sconti.
Il secondo: in una regione con uno dei più alti tassi di disoccupazione, di analfabetismo, di povertà, il nostro dovere sarà quello di dare spazio a queste storie; sarà quello di sbattere in faccia ogni giorno a chi di dovere, i volti di queste persone. Ce l’ ha insegnato Sarina Ingrassia.
Il terzo: non saremo a servizio di qualcuno ma di tutti. E’ il compito di chi informa: raccogliere più voci, non una. Non essere il megafono di qualcuno ma lo strumento che consenta a tutti di capire. Sarà il lettore a farsi un’opinione, noi scriviamo i fatti.
Alla squadra di giovani redattori, guidati giorno per giorno da Massimo Gullo (vera anima del giornale), che mi dona la possibilità di essere ancor più siciliano e di trascorrere qualche notte insonne, va il mio grazie per aver deciso di metterci ancora una volta la faccia.

Non sono tutti giornalisti, ma nemmeno Peppino Impastato lo era: l’ordine dei giornalisti gli diede la tessera nel 1997. Son certo, tuttavia, che non serve avere un pezzo di carta in tasca per essere un giornalista con la schiena dritta.
Questi giovani (e io con loro) hanno scelto di tornare a scrivere per ripercorrere quei cento passi. Anche a Monreale.

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