MONREALE – Un comizio che non ha deluso le attese. Sul palco della piazza Guglielmo II di Monreale Cateno De Luca ieri sera ha messo in scena il suo show. Per circa un’ora e mezza il candidato “sindaco” della Sicilia ha arringato un centinaio di persone (con punte forse anche di 150) che sono rimaste fino alla fine ad ascoltare i suoi attacchi agli avversari. Perché il comizio, più che finalizzato alla presentazione del suo programma elettorale, è stato un tentativo continuo di demolire gli altri candidati alla carica di governatore della Sicilia. A partire da Armao, “leader degli indignati nel 2017 che è poi diventato il vicepresidente della regione, ma si candida contro Musumeci”, per passare al candidato del Movimento Cinque Stelle, Nuccio di Paola, “quel Paolino che non ha mai neanche amministrato un condominio e che adesso si candida ad amministrare la regione siciliana, uno che parla del reddito di cittadinanza che non c’entra nulla con le elezioni regionali”. “I cinque stelle sono una setta nelle mani di una sola persona, quel Beppe Grillo che decide tutto da solo”. Ai Cinque Stelle “Scateno” ha chiesto di unirsi alla sua battaglia, di marciare insieme nella crociata della competenza. Richiesta inoltrata, magari attraverso l’adozione del voto disgiunto, anche al popolo del PD, orfano di una candidata governatrice che avrebbe di fatto – secondo De Luca – abbandonato la campagna elettorale.
“Caterina Chinnici, tradita dai cinque stelle, avrebbe accettato la candidatura alla regione solo perché le avevano promesso in cambio un posto da europarlamentare. Lei è stata per quattro assessore regionale di Raffaele Lombardo, un fatto che nessun siciliano si ricorda, e che per questo stesso fatto costituisce un aggravante”.
Ma la parte centrale del comizio è stata dedicata a Renato Schifani, l’uomo “uscito dalla naftalina”. Un candidato che secondo De Luca rappresenta la politica che per gli ultimi 30 anni – con una sola parentesi di 5 – ha governato la Sicilia attraverso Forza Italia. “Dice che deve stabilizzare i forestali, risolvere il problema dei pagamenti delle imprese, vuole una sanità diversa, deve affrontare la questione rifiuti. In questi 30 anni non ha fatto il pupazzo politico in Sicilia? Ecco perché non vuole confrontarsi con me, avrebbe subito la replica”.
Per presentarlo De Luca ha proiettato una intervista del Fatto Quotidiano al magistrato Nino Di Matteo.
“Ormai – rispondeva il giudice al giornalista – abbiamo accettato come un fatto normale che condannati definitivi per fatti di mafia esercitino un ruolo importante nella scelta dei candidati, o che alla presidenza della regione siciliana venga candidato un esponente politico che stando alle parole di chi ha archiviato il procedimento penale ha comunque avuto in passato rapporti significativi con esponenti mafiosi di livello. Mi sembra che la Sicilia e tutto il paese stiano facendo dei grandi passi indietro rispetto a 30 anni fa quando le stragi provocarono in Sicilia un senso di indignazione, di ribellione, di recupero di dignità che nel tempo si è affievolito”.
“Renato Schifani è un personaggio pericoloso – ha sentenziato De Luca -. È imputato in uno dei processi più schifosi della storia politico-mafiosa della Sicilia, il processo Montante, anche se ciò non significa essere colpevoli”.
Quindi de Luca ha aperto una parentesi sul candidato all’ARS Marco Intravaia, al quale aveva dedicato un paio di settimane prima una parte del comizio tenuto a San Gregorio, in provincia di Catania.
Al presidente del consiglio monrealese, segretario particolare di Musumeci, ha contestato di avere condotto una campagna elettorale ricordando i finanziamenti portati a Monreale, “quando non avrebbe fatto altro che svolgere il suo compito, per il quale è stato pagato dal popolo siciliano”.
De Luca ha fatto pesanti allusioni anche su assunzioni che sarebbero state portate avanti da Intravaia all’Ast e su un finanziamento di 3.000 € fatto avere alla banda musicale monrealese “I fiati della Normanna” attraverso fondi prelevati dal capitolo delle “spese riservate” appannaggio del presidente della regione Musumeci. Poi ha anche ripetuto che ad alcuni sindaci, in attesa di un finanziamento regionale, sarebbe stato spiegato come non sarebbe stato opportuno candidarsi con la lista De Luca sindaco della Sicilia.
Una serie di accuse condite da epiteti ingiuriosi nei confronti del candidato monrealese all’ARS.
Infine, al termine del lungo comizio, l’appello a mandare a casa “la banda Bassotti politica che per 30 anni ha tenuto sotto scacco la nostra terra”.

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