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Cateno De Luca a Monreale: “Io populista? Io sono il più popolare”. L’INTERVISTA 

“Il ponte non è tra le priorità, il corpo forestale non é ridotto, no ai termovalorizzatori, c’è un approccio politico mafioso nella sanità”, intervista al candidato al governo della Sicilia 

MONREALE – “Io sono il candidato più popolare, ho girato 310 comuni, sono l’unico che sta facendo una campagna elettorale piazza per piazza”.

Incontriamo Cateno De Luca ieri sera a Monreale. Il candidato al governo della regione Sicilia aveva programmato un comizio elettorale che ha dovuto rimandare per questioni burocratiche.

Accetta di rilasciarci un’intervista su due piedi, spalle al duomo, dopo avere brindato al bar con alcuni sostenitori. Al suo fianco l’ex coordinatore della Lega, Giuseppe Romanotto, Igor Gelarda, anch’egli fuoriuscito dal partito di Salvini, e Ismaele La Vardera.

“La prima cosa da fare entrando all’interno di un palazzo è la ricognizione e la riorganizzazione del personale. È necessario rendersi conto delle risorse che si hanno a disposizione. Il secondo punto del mio programma? Riguarda l’abolizione di quello che definisco il pizzo legalizzato. Basta con i viaggi della speranza dalla periferia dell’isola verso Palermo. Bisogna decentrare i procedimenti gestionali della regione. Ad esempio, un lido balneare non va gestito dalla regione ma dal comune. E poi semplificare i dipartimenti, ridurre i dirigenti”.

“E poi alla base di un’azione amministrativa efficiente c’è l’operazione verrà. Verità sul bilancio della regione e sulle partecipate per fare interventi strutturali”

Sulla questione rifiuti De Luca è a favore o no dei termovalorizzatori?

Il problema dei termovalorizzatori non c’è. Bisogna individuare le aree dove fare le strutture di secondo livello. Dipende da un accordo di programma che dipende dalla volontà del presidente della regione. Bisogna che faccia un accordo con i singoli comuni che dovranno stabilire dove realizzare queste strutture. Si va in variante e si mette subito a sistema. Ci sono 60 milioni di euro non spesi”.

Ponte sullo stretto si o ponte no? 

“I siciliani vorrebbero sentire parlare del raggiungimento della normalità nella gestione delle strade. Il ponte è in agenda, ma non è tra le priorità, siamo indietro con la gestione ordinaria della gestione delle strade e dei trasporti ferroviari”.

Questione incendi, un’emergenza che ogni anno si ripete. Corpo forestale ridotto al lumicino, quest’anno non abbiamo visto i droni promessi da Musumeci. 

“Il corpo forestale ridotto? Non è questo il problema ma l’inizio attività. Se l’attività della regione comincia a luglio o ad agosto perché i bilanci vengono approvati a maggio non serve a nulla. Normalità significa approvare a dicembre i bilanci, così da assegnare gli obiettivi a gennaio e fare partire la manutenzione e la prevenzione in tempo”.

Parliamo di scuola, che rientra tra le competenze della regione. In Sicilia la dispersione scolastica è del 21,1%. Quali interventi farà da governatore? 

“Bisogna avere una prospettiva di collegamento tra scuola e mondo del lavoro che oggi non esiste, e che a Messina abbiamo avviato tramite un bando di 1 milione di euro e che ha coinvolto 960 giovani: “L’estate addosso”. Per due mesi sono state fatte attività presso aziende, comune e università. Gli studenti hanno ricevuto una indennità di 600 euro, il soggetto ospitante 150 € per pagare l’assicurazione. Questo progetto ha consentito ai giovani di avvicinarsi al mondo del lavoro. Molti di loro sono stati assunti part-time nelle aziende. Dobbiamo rendere interessante e obbligatorio la partecipazione a scuola. C’è il sentimento diffuso che studiare non serve perché rimarrai disoccupato. Accendiamo la speranza”.

Il tempo pieno non rientra tra le priorità?

“Il problema non è il tempo pieno. Bisogna fare capire che studiare serve e che la Sicilia non è una terra di raccomandati”.

Anche la Sanità rientra tra le competenze della regione. Abbiamo Pronto Soccorso intasati e ancora sopportiamo i viaggi della speranza.

“Dobbiamo garantire un livello di sicurezza alla salute in modo capillare. Ripotenziare le guardie mediche, riprendere le attività degli ospedali di frontiere e garantire i livelli minimi di sicurezza, poi, a salire, fare i centri di eccellenza, l’opposto che fece Russo prima e Razza poi. Questo presuppone un rapporto diverso con il privato. Non è possibile che in alcune realtà, scientificamente, venga depotenziata l’attività del pubblico e dopo qualche giorno apra il privato convenzionato con la regione che offre gli stessi servizi. 

Bisogna togliere la mafia dalla Sanità. C’è un approccio politico mafioso nella sanità”.

La questione giustizia sta rimando al margine di questa campagna elettorale.

“Ho avuto 18 processi e due arresti, ma sono rimasto incensurato. La mia lotta con la magistratura messinese ha fatto scintille, ma qualcuno ha ritenuto che non ero un delinquente. Il marciume e le devianze sono in tutti i settori, politica, chiesa, magistratura e forze dell’ordine. Ma bisogna evitare che si sintonizzino”.

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