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“Cimitero degli orrori”, l’Abbazia chiamata in causa, avrebbe dovuto vigilare su chi lo gestiva

Per i legali delle persone offese poco credibile che la famiglia Messina avesse potuto gestire il cimitero senza che l'Abbazia proprietaria ne avesse un minimo sentore

Si potrebbe allargare l’inchiesta sul cosiddetto “cimitero degli orrori” di San Martino delle Scale, assurto tristemente alle cronache nel 2018, quando si è scoperto che vi venivano seppellite salme per le quali non ci sarebbe stato più spazio, e dove avveniva la vendita di loculi in realtà già occupati. L’inchiesta, ad oggi, vede sul palco degli imputati parenti e collaboratori di Giovanni Messina, colui che gestiva il cimitero con una certa discrezionalità.

Ma delle responsabilità su quanto avvenuto potrebbero essere riconosciute anche all’Abbazia dei Benedettini della frazione montana monrealese, che finora si è dichiarata parte offesa.

È quanto chiederanno alcuni dei legali delle vittime dell’inchiesta scattata nel 2018 proprio in seguito alla denuncia dell’ex abate del convento. Il prelato aveva riferito che a gestire il camposanto era stata la famiglia di Giovanni Messina, senza neppure aver ricevuto un incarico formale.

Ma secondo alcuni dei legali delle persone offese il solo pensare che, per tanti anni, la famiglia Messina avesse potuto gestire il camposanto commettendo una serie di reati, quali l’occultamento delle salme, senza che i proprietari ne avessero un minimo sentore, appare quantomeno incredibile. 

Poteva il proprietario del cimitero essere completamente all’oscuro di quanto avveniva al suo interno, essendo tenuto ad esercitarvi una funzione di controllo? 

L’Abbazia è infatti proprietaria del camposanto di San Martino delle Scale. I legali ipotizzano l’esistenza di un rapporto di lavoro, quantomeno di fatto, tra l’Abbazia e la famiglia Messina che gestiva il cimitero.

I legali di alcuni parenti dei defunti, le cui salme sono scomparse, porteranno avanti questa ipotesi dianzi al GUP, il dott. Marco Gaeta. Sarà lui, all’udienza preliminare che si terrà il 19 settembre presso il Tribunale di Palermo, a decidere se l’Abbazia di San Martino delle Scale possa essere ritenuta responsabile dei fatti avvenuti.

Da quando è iniziato procedimento, il collegio speciale appositamente costituito ha svolto un grosso lavoro di scrematura. Le parti offese erano in tutto 120, una quarantina di loro (essenzialmente parenti dei defunti) si è costituita parte civile.

Il GUP, nell’ottobre del 2021, aveva disposto il non luogo a procedere per l’ex sindaco di Monreale, Pietro Capizzi, per l’ex parroco, Michele Musumeci, per il dirigente dell’Asp, Ernesto Martino D’Agostino, e per alcuni dipendenti comunali: Maria Pia Cappello, Maurizio Busacca, Salvatore Palazzo, Salvatore Ganci, Cristina Russo, Giuseppa Salamone, Rosa Turdo e Rosalia Marchese.

Tra gli imputati erano rimasti i soggetti strettamente collegati alla famiglia Messina.

Ma se la richiesta di riconoscere la responsabilità civile dell’Abbazia dovesse venire accolta, si aprirà una nuova prospettiva su tutta la vicenda.

Adesso, all’Ente ecclesiastico potrebbe essere addebitata una “culpa in vigilando”.

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