PIOPPO – Peppe è tornato a casa. Dopo una convalescenza lunga 15 giorni, il bambino di 9 anni che era entrato in coma dopo avere assunto del metadone, ha fatto ritorno nella sua abitazione.
Dopo quella terribile sera di martedì 22 giugno, il bambino di Pioppo, entrato in overdose e salvato dai medici dell’Ingrassia prima e dell’ospedale Di Cristina dopo, aveva riportato problemi cardiaci e polmonari. Lentamente le sue condizioni erano migliorate fino ad oggi, quando i medici del Di Cristina di Palermo ne hanno disposto le dimissioni.
Nel primo pomeriggio ha potuto riabbracciare la mamma Margherita, che da una decina di giorni non era più potuta andare a trovarlo in ospedale. Solo questa mattina è risultata negativa al covid che l’aveva costretta negli ultimi 10 giorni a rimanere in casa.
In queste lunghe settimane è stato il nonno a fargli compagnia giorno e notte nel reparto dell’ospedale dei Bambini. Fino ad oggi, quando il bambino, che il 20 luglio compirà 10 anni, è rientrato nella frazione monrealese, dove ad accoglierlo c’erano tanti amici e parenti, e le sirene spiegate del pick-up dell’associazione Evergreen.
Per Peppe La Barbera, le cui immagini e il cui nome riveliamo su autorizzazione dei genitori (quantunque resi già noti da giorni attraverso i social), quello di oggi è un giorno di grande festa.
Domani sarà invece costretto a ricordare quella brutta vicenda che per poco non gli era costata la vita. Verrà ascoltato dal Pubblico Ministero, al quale proverà a ricostruire la dinamica dei fatti di quel tardo pomeriggio, quando aveva deciso di non cenare più dalla zia e di tornare a casa. Incamminandosi per il bar dove lo aspettava il padre, si sarebbe imbattuto in dei giovani ai quali avrebbe chiesto qualcosa da bere. Fu allora che gli sarebbe stato dato del metadone, spacciato – sembrerebbe – per tè. “Giovani che in paese conosciamo tutti”, dicono i familiari, che non si riescono a spiegare il perché di questa azione.
Intanto, il giovane indagato per avergli dato il metadone al posto del tè si trova a piede libero. Una volta ascoltato dai magistrati ero stato rimesso in libertà. Saranno adesso le indagini dei magistrati a dare una risposta alla domanda che i genitori, ma non solo loro, si pongono da quel maledetto martedì: “Perché venne dato del metadone ad un bambino di 9 anni, conoscendone le letali conseguenze?”