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Mi prendo il mondo ovunque sia: la libertà di uno scatto

Letizia Battaglia è stata testimone dei tempi vissuti, di Palermo, dell’emarginazione

C’è un’espressione che gode di un abuso eccessivo: testimone del tempo. Qualsiasi utile idiota viene definito così, anche chi non fa chissà quale sforzo se non urlare i propri concetti in un salottino televisivo. Per raccontare il proprio tempo, ciò che succede intorno, si possono utilizzare diversi metodi. Cantare, dipingere, scrivere, conversare, anche amare, anche fotografare. Letizia Battaglia è stata una delle più grandi fotografe di sempre; “è stata” perché mercoledì è scomparsa all’età di 87 anni nella sua Palermo. Tramite un obiettivo, lo scatto, l’esercizio così affascinante di inquadrare un soggetto e fotografarlo, Letizia Battaglia è stata testimone dei tempi vissuti, di Palermo, dell’emarginazione. 

Ha raccontato gli anni bui delle guerre di mafia, i lati della miseria, della povertà intellettuale, dell’innocenza dei bambini e bambine, dell’ipocrisia istituzionale. Ha fatto tutto questo, tramite le sue foto, quelle che in questi giorni vediamo sui social, soprattutto quelle in bianco e nero che sono un po’ la sua cifra stilistica. Per conoscerla meglio è consigliabile la lettura di un libro dal titolo inequivocabile Mi prendo il mondo ovunque sia (Einaudi, 288 pp., 19 euro) in cui si racconta non solo come fotografa ma anche come donna della società civile. In lei ha vissuto un senso di profondo attaccamento alla vita, al senso che si dà alle cose e alle persone. Nella sua vita però c’è un elemento imprescindibile che si chiama Palermo.

Tra i primi anni duemila ha provato una fuga definitiva, verso Parigi. Però, dopo un paio di anni, è tornata. In recenti interviste è sempre stata chiara: le fotografie che ha fatto e fa a Palermo hanno un qualcosa in più rispetto a quelle scattate all’estero. Letizia Battaglia è stata una grande siciliana, palermitana soprattutto. Palermitana nei suoi momenti di grande espansione, di velata malinconia, di disfattismo accennato o di realismo senza appello. Ha catturato fanciulli, giudici, persone, movida, luci, ombre, sangue, molto sangue. Ha raccontato Palermo meglio di tanti. Forse è stata colei che ha capito, più di tutti, che cos’è questa città. Buone festività pasquali.

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