MONREALE – È deceduto Giuseppe Flores, l’ultimo dei costruttori monrealesi di zampogne. Qualche settimana fa era stato ricoverato in ospedale, in seguito ad un ictus.
Giuseppe Flores aveva 86 anni, era originario di Palermo. Era figlio di un noto ebanista.
A vent’anni era entrato come operaio al Cantiere Navale di Palermo, dove aveva lavorato prima come ebanista e poi come metalmeccanico saldatore.
A Monreale è noto per i sui lavori in legno, portati avanti nella sua piccola bottega del Pozzillo, posta proprio sotto la sua casa. Piccoli grandi capolavori.
Lo avevamo intervistato nel 2017.
Flores, nel suo piccolo laboratorio artigianale, nell’antico quartiere “Pozzillo” di Monreale, ad un centinaio di metri dal Duomo, con orgoglio illustra la sua arte.
Lui ebanista, dopo avere costruito mobili per quarant’anni ai cantieri navali di Palermo, nel 1992 era andato in pensione. Da allora, dalla sua bottega di falegname, oltre a fare porte e armadi, cominciava a rispondere alle richieste dei ciaramiddari monrealesi prima, e della provincia poi, che chiedevano le riparazioni per le loro cornamuse. Un lavoro non alla portata di tutti perché servono torni particolari, con punte lunghe anche più di un metro. In alcuni casi è stato lui stesso a costruirsi gli utensili necessari.
Flores era appassionato a tutto quanto fosse riconducibile alla tradizione monrealese, religiosa e folkloristica. Nel suo laboratorio si dedicava a creare modelli di carretti siciliani, di teatrini di pupi siciliani meccanizzati, il banco da gioco dai sei colori, così come della “vara” del SS. Crocifisso. Tutti rigorosamente realizzati in legno e dipinti a mano. Contemporaneamente cominciava a dedicare sempre più tempo alle cornamuse, finché comincerà a rispondere alle richieste di costruire di sana pianta le ciaramedde, quelle tipiche a quattro coni, che si differenziano da quelle a tre coni ancora visibili nel bergamasco. Diventa una passione. “Ho costruito e venduto circa 20 ciaramedde”. I tempi di costruzione sono abbastanza lenti. Per arrivare allo strumento definito necessitano anche tre mesi. I tempi sono dettati soprattutto dalla materia prima. “Utilizzo unicamente legno di ulivo stagionato dai 20 ai 30 anni. Per il suo contenuto di olio, dopo ogni lavorazione si deve attendere che asciughi per potervi intervenire nuovamente”.
Con rammarico ci confessava che nessuno stava raccogliendo il testimone di questa arte. Dopo di lui questa antica tradizione siciliana rischia di perdersi.
La redazione di Filo Diretto si stringe al dolore della moglie e dei tre figli.