PIANA DEGLI ALBANESI – Quando l’opera d’arte varca la soglia grigia che precede l’approdo nel pubblico, nasce sempre un dibattito in cui potenzialmente può partecipare chiunque vi si imbatte casualmente o venga chiamato a proposito per esprimere un giudizio. L’opera d’arte in questione è il murale di maioliche raffigurante il Venerabile e Servo di Dio Padre Giorgio Guzzetta.
Anche in questo caso gli abitanti di Piana non si sono lasciati pregare affinché esprimessero una propria opinione, positiva o negativa che fosse, circa il gusto e il lavoro dell’artista, contestualizzato entro le cornici sacre e ideologiche della nostra Eparchia. Nei giorni scorsi, sui social, il murale è stato bersaglio di post di cittadini di Piana in cui viene criticato, in primis, lo stile che non appartiene alla tradizione arbëreshe e il luogo inadatto in cui è stata collocata l’opera. A mezzo di commenti si sono espressi anche studiosi d’arte e addetti ai lavori che hanno manifestato il loro disappunto. In poche parole sono dell’avviso che il mosaico non sia degno di coprire, nemmeno in parte, il muro esterno di una chiesa molto antica. Infatti, tra un post e un altro, c’è chi ha parlato di oltraggio alla facciata seicentesca della Madonna e chi ha mosso dubbi sull’effettivo coinvolgimento del Dipartimento dei Beni Culturali in merito alla decisione sulla collocazione dell’opera. Secondo altri, per contribuire alla memoria del Venerabile, era sufficiente la statua che da diversi anni è esposta in piazza, secondo altri ancora era preferibile un mosaico o un’opera d’arte contemporanea, ma posta in luogo diverso. Non sono mancati, però, i post di coloro che dicono di apprezzare l’opera, sostenendo di ritenerla degna di rappresentare il Servo di Dio.
Il murale è stato inaugurato domenica 28 novembre 2021 dal Vescovo, Giorgio Demetrio Gallaro, in presenza dei papades dell’Eparchia di Piana degli Albanesi e dell’Amministrazione Comunale. Non appena è stato rimosso il velo all’opera, l’Eparca ha ringraziato l’artista, ovvero Gigi Vaiana di Palazzo Adriano.
Tra giudizi critici ed estetici, quando un’opera d’arte viene resa pubblica, automaticamente è assoggettata al giudizio dei fruitori. Poi se è legata all’identità e alla storia di una comunità, allora, la questione diviene ancor più delicata. Poiché non esiste una universalità di opinioni e valutazioni, chiunque si troverà di fronte al murale sarà legittimato a esprimere il suo giudizio estetico sulla base dei propri gusti. Dunque, sarà lecito dire “mi piace” o “non mi piace”. Tuttavia, chi possiede competenze in merito all’arte ed è cosciente di cosa si parla, potrà dar vita ad un giudizio più preciso e mirato. Insomma, meno improvvisato.
Proprio per questo motivo, abbiamo interpellato il Professor Mario Basile, docente ed esperto di Storia dell’Arte, il quale, relativamente all’opera di Vaiana, ha dichiarato: “Mi sentirei solo di dire che il senso comune dell’arte e del gusto stia seguendo un po’ il generale declino culturale dove prevalgono sintesi semplicistiche, banali che non vanno oltre una iconografia accessibile a tutti senza alcuno sforzo critico. Il padre ritratto che si erge come un supereroe dalle architetture enfatizzate con improbabili prospettive di architetture locali sembra più una locandina dell’ultimo film della Marvel. Direi una brutta mistura tra comunicazione di un pop commerciale con l’iconografia consumata, falsa e bigotta del Padre Pio nazionale. Per me è un prodotto artigianale non artistico. Un collage di fotografie riprese con tratto grafico. Non c’è uno sforzo creativo ma una mera esecuzione grafica. Se infine si considera la grande tradizione arbëreshe della iconografia sacra, ben studiata, colta nella simbologia complessa ma al contempo ricca di significati morali, allora, il decadimento di questo prodotto è totale perché privo di tutto ciò”.
Papas Jani Pecoraro, parroco della Cattedrale di Piana degli Albanesi, è di altro avviso. “Difendo l’opera. Il tratto mi piace. Anche il giallo riprende il colore della facciata della chiesa. La figura del nostro padre staglia le chiese dove lui ha vissuto e operato. Si sa che un’opera d’arte è sempre soggetta al giudizio, l’importante che siano ragionati e non gratuiti. I colori non sono marcati come dice qualcuno. Ovviamente, l’opera non riproduce lo stile dell’arte sacra arbëreshe. Non si tratta di icone. Al posto delle maioliche poteva esserci una statua o un’opera d’arte contemporanea come quelle create del nostro Sebastiano Renda. Credo che la cosa che ci dimentichiamo è di essere di fronte al più grande personaggio degli arbëreshë di Sicilia, riconosciuto Venerabile. Infine, tengo a sottolineare che la collocazione del murale è avvenuta a seguito del permesso concesso dal Dipartimento dei Beni Culturali. E comunque, se qualcuno afferma che il murale assomigli a una locandina, allora è giusto che l’opera sia stata collocata all’esterno della chiesa, affinché possa essere notata da chi passa. Perché le locandine sono nate per attirare le persone. Almeno su questo non abbiamo sbagliato”.
A questo punto manca il punto di vista dell’autore. Ma per completare l’articolo abbiamo contattato anche lui. Secondo Gigi Vaiana, l’idea di dedicare un pannello in maiolica dedicato a Padre Giorgio Guzzetta era stata del Vescovo Giorgio Demetrio Gallaro, il quale aveva cominciato ad interessarsi al fine di trovare un artista del territorio che potesse realizzarlo.
“Consultandosi con varie persone, è venuto fuori il mio nome” ha dichiarato Vaiana, docente di Arte in pensione e originario di Palazzo Adriano che fa parte dell’ Eparchia di Piana degli Albanesi. “Mi sono chiesto: perché proprio io?”
E cosa si è risposto?
“Da ragazzo ero conosciuto per i quadri e le mostre a cui partecipavo; per i lavori dedicati al mio paese; per il pannello in maiolica in ricordo del film “Nuovo Cinema Paradiso” ed altre cose per la Pro Loco e per il Comune.
E così, nel mese di Aprile, mi è arrivata la richiesta di preparare un bozzetto relativo al pannello che sarebbe stato realizzato in fotoceramica da una ditta locale e che doveva rappresentare Padre Guzzetta circondato dalle varie chiese in cui aveva operato. Da Piana ho ricevuto alcune foto di quadri e sculture che ritraevano il religioso ed anche quelle delle chiese in questione. I quadri con il suo ritratto, per la verità, erano molto scuri e frontali, mentre io pensavo ad una una posa più laterale”.
Come ha risolto?
“Fortunatamente tra le foto c’erano quelle di un altorilievo del busto del Sacerdote, riprese da varie angolazioni, da cui ho potuto ricavare il suo ritratto di scorcio. Poiché ero libero di scegliere lo stile con cui affrontare questo lavoro, ho preparato alcuni schizzi per impostare tutto l’insieme, scegliendo una posa benedicente mentre regge un libro sacro con la mano sinistra. Intorno alla figura, come se avesse origine da esse, ho posizionato le chiese dell’ Odigitria, di San Giorgio e di San Demetrio di Piana; poi quella di S. Ignazio di Palermo e quella del Carmine di Partinico e ho inviato il tutto al Vescovo per sapere se stavo andando nella direzione giusta”.
Cosa le ha risposto il Vescovo?
“Ci sono stati vari scambi di email in cui ho ricevuto alcune indicazioni su cose che non avevo considerato, come l’esatta posizione della mano benedicente, che richiedeva una precisa postura delle dita ed una disposizione diversa delle chiese intorno alla figura. Ho scartato subito l’ idea di trattare l’immagine come se fosse un quadro. La ceramica richiede un disegno preciso e le sfumature tipiche della pittura a olio non avrebbero consentito un buon risultato e poi erano anni che avevo lasciato da parte quella tecnica”.
Ho pensato anche allo stile delle icone bizantine, ma sarebbe venuta fuori una cosa anacronistica”.
Aveva in mente uno stile particolare?
“Ero molto attratto dallo stile Liberty col suo disegno pulito ed elegante che era in voga agli inizi del ‘900 e poi, visto che negli ultimi anni avevo realizzato numerose illustrazioni e disegni precisi che si avvicinavano a quello stile, decisi di usarlo per il disegno definitivo.
Cominciai a studiare una cornice Liberty per racchiudere l’insieme della figura e delle chiese, ma dopo alcuni tentativi ho lasciato perdere perché le volute eleganti di quello stile non legavano bene col soggetto. Decisi, quindi, di scegliere una decorazione più classica con forme vegetali. La figura di Padre Guzzetta è stata delineata in modo accurato e con un contorno scuro per esaltarne le forme, così come le chiese, disegnate in modo preciso e messe in evidenza con un tratto scuro.
Conoscendo la tecnica ceramica, sapevo che il contorno era importante per mettere in risalto i soggetti disegnati”.
Ha riscontrato difficoltà?
“Sì, con la Chiesa di S. Ignazio di Palermo che, col suo stile barocco carico di colonnine, cornici, pinnacoli e volute, ha messo alla prova la mia pazienza, impegnandomi per alcuni giorni.
Completato il definitivo l’ho inviato al Vescovo affinché potesse farlo riprodurre sulle maioliche, ribadendo che si trattava di una mia donazione (assolutamente gratuita) per la Diocesi, visto il legame affettivo che mi lega al territorio”.
Cosa ha pensato quando le hanno mandato le foto dell’inaugurazione?
“Sono rimasto colpito dalla precisione con cui era stato realizzato il pannello ed ho fatto i complimenti al ceramista Maurizio Gannuscio di Bisacquino che si è interessato della fotoceramica”.
Cosa sente di dire sui giudizi, sia positivi che negativi, ricevuti?
“So che ci sono stati molti apprezzamenti per questo lavoro, ma anche diverse critiche e commenti negativi. Dal mio punto di vista devo dire che, ringraziando per i complimenti, ritengo molto più utili ed interessanti le critiche, poiché permettono di capire gli eventuali errori commessi e il modo di pensare delle persone”.
E i commenti negativi?
“Sono ben accetti se provengono da persone competenti, altrimenti non hanno alcun senso… e poi, come mi piace pensare in questi casi: Solo chi non fa mai niente non sbaglia mai… ”
Un maestro di drammaturgia, di cui sono stato allievo all’accademia Silvio d’Amico riteneva che un lato fondamentale del carattere che non deve latitare mai dentro un artista, è quello del coraggio. Coraggio di presentare la propria opera al pubblico e sopportare le eventuali critiche e giudizi negativi che potrebbero portare un artista ad abbandonare il suo percorso creativo. Invece, i complimenti sono facili da gestire. L’artista deve essere comunque sempre pronto a difendere la sua opera, specialmente se questa ha un significato ben preciso che lui ritiene di vitale importanza. Anche se le commissioni sono un’altra cosa.