PALERMO – Ieri mattina centinaia di studenti provenienti dai licei palermitani sono scesi per manifestare contro la bocciatura del DDL ZAN, disegno di legge che avrebbe dovuto tutelare gli omosessuali da reati d’odio aggravati da omotransfobia.
Continuano quindi – soprattutto fra i giovanissimi – i malcontenti dopo la bocciatura del disegno di legge che porta il cognome di Alessandro Zan, deputato del Partito Democratico. La bocciatura, seppur legittima e democratica è considerata impopolare, in molti sui social network si sono schierati a favore del disegno influencer e personaggi del mondo dello spettacolo fra tutti, ma alla fine non è stato approvato.
Palermo Today ieri mattina era presente durante il pacifico corteo ed ha intervistato Aurora, una ragazza monrealese, che durante la manifestazione ha raccontato quanto sia difficile vivere a Monreale, un paese per certi versi retrogrado in cui se ti vesti in una certa maniera vieni vessata. Aurora nel servizio spiega come sia diventato per lei e i suoi amici impossibile uscire nella città normanna e di preferire la – sicuramente più inclusiva – Palermo. “Mi inseguono fino a casa, non posso andare dalla piazza al Canale, mi insultano e mi chiamano lesbica solo perchè mi vesto in un certo modo”. Purtroppo questi insulti partono quasi sempre dai giovanissimi.
“È vergognoso che avere i capelli viola – dice Aurora – faccia credere alle persone che io abbia un altro orientamento sessuale e per questo io debba essere discriminata, non mi sento protetta a Monreale”. Più volte abbiamo raccontato di questi spiacevoli avvenimenti. Più volte ho intervistato Manuel Croce e Jo Conti, entrambi monrealesi, dichiaratamente omosessuali e che fin da piccoli sono stati vessati e presi in giro dai coetanei.
Questi episodi danno un orribile immagine di Monreale a chi da fuori ne sente parlare. Le storie di Jo e di Manuel sono finite in importanti quotidiani nazionali ed hanno raggiunto la sensibilità di milioni di persone.
Pensare che nel 2021 nella cittadina di Monreale le persone non possano essere libere di andare a prendersi un caffè in piazza o di uscire con gli amici senza che vengano etichettate per il loro modo di vestire deve far sicuramente riflettere.