Caro Direttore
Ieri è stato pubblicato un video che è da analizzare al di là di ogni giudizio e di ogni commento che possiamo esternare, per la crudezza delle immagini.
Cosa succede? Cosa è cambiato?
La nostra società verso quale meta si indirizza e noi adulti cosa abbiamo fatto per diseducare a tal punto la generazione di bambini e giovani che scelgono di vandalizzare il paese e di bullizzare i più deboli?
Anni addietro cercai un confronto con l’amministrazione e l’Istituzione Ecclesiale per fare giungere ciò che respiravo, il vuoto assoluto che si annida per le vie di Monreale, un buco nero che fagocita speranze e prospettive, che annichilisce i sogni e li svilisce su strade squallide.
I ragazzi che un tempo trovavano negli anziani una fonte di saggezza con la loro esperienza e le loro narrazioni oggi si prendono gioco di loro, li vessano, li offendono.
Cosa può spingerli a tanto abominio se non una coscienza addormentata priva di valori? Non ci sono più punti di riferimento, tutto è fluido, ogni azione è consentita da un rinforzo che detta con voce prepotente una libertà che non ha limiti e che non rispetta alcuna norma.
Noi educatori, noi genitori, noi insegnanti, noi cittadini onesti, noi amministratori e sacerdoti abbiamo l’obbligo di soffermarci in una società che corre alla deriva. Una riflessione è d’obbligo per educare al rispetto, e questo non può prescindere da un territorio bonificato da un inquinamento dei costumi.
Il teatro, i centri aggregativi, le cooperative, il lavoro, il coinvolgimento di tutti gli attori sociali potrebbero essere un punto d’inizio ma non basta.
Oltre al piano educativo a lungo termine è assolutamente necessario utilizzare telecamere di sorveglianza che vigilino sul territorio e applicare punizioni esemplari che siano da monito per gli sciacalli affamati di deboli creature.
È civile la denuncia, chi vede e chi assiste a dimostrazioni di violenza è complice e colpevole quanto e più di chi materialmente li compie.
Dimostriamo che l’omertà è un modus che appartiene a uomini mafiosi e conniventi del passato. Noi uomini del 2000 abbiamo il dovere di testimoniare senza paura per proteggere i deboli, i fragili e il nostro territorio spesso preda di una distruzione senza precedenti, soprattutto nelle ore notturne.
Ognuno di noi ha delle responsabilità se il nostro paese non è più sicuro. Lo scarica barile non è, assolutamente, la soluzione che può produrre benefici.
Forse una consulta cittadina, un incontro tra istituzioni e associazioni e cittadini di buona volontà potrebbe dare inizio a un cammino in sinergia per affrontare questa severa problematica, prima che ci scappi il morto come già avvenuto a Manduria qualche anno fa!