MONREALE – Nonostante siano già passati diversi giorni dalla bocciatura del ddl Zan sembra che il malcontento da parte dei suoi sostenitori non sia per nulla diminuito.
Ieri pomeriggio per le strade principali del centro storico di Palermo si è tenuto il Gay Pride. In questa occasione centinaia di ragazzi hanno sfoggiato i loro cartelloni pro ddl, ma le proteste per questa democratica decisione si tengono ancora e soprattutto sui Social.
Influencer, calciatori e mondo dello spettacolo hanno detto la loro.
Ad essersi esposto pubblicamente per combattere questa battaglia per i diritti civili c’è anche un monrealese, finito su molti giornali nazionali l’anno scorso per la sua triste storia.
Manuel Croce è stato cacciato via di casa. Per i suoi genitori la sua unica colpa è quella di essere omosessuale.
Abbiamo conosciuto Manuel, l’abbiamo anche intervistato in una puntata del nostro programma web FDTALK, quando ancora si attendeva una decisione sul ddl Zan nello scorso maggio.
Il giovane monrealese ha sempre avuto a cuore i diritti civili, la decisione di bocciare il ddl Zan – non gli ha fatto piacere.
Nelle ultime ora il 41enne ha scritto una lettera che ha mandato ai principali quotidiani nazionali.
“Caro omofobo – così inizia Manuel nella sua lettera – ti scrivo questa lettera per implorarti di non picchiarmi se mi vedi baciare una persona del mio stesso sesso per strada. Non c’è mai un momento in cui io non pensi a te. Come dimenticarti quando da bambino mi escludevi dai giochi perché hai capito che ero gay; per non dire di quando mi hai insultato scrivendomi frocio sul cartellone della segnaletica stradale sotto casa. Dimenticavo: sei stato onesto, hai incluso pure il mio nome per evitare fraintendimenti. Sei ovunque, in qualsiasi posto mi trovi. Dietro l’angolo attendi in sordina il momento migliore per sbucare all’improvviso. Colpisci un mio fratello, gli spacchi il naso, sfregi la macchina a una mia sorella lesbica, per non dire delle volte in cui tiri le pietre ai diversamente abili, o come peggio li chiami tu, handicappati. Sono certo che ti starai chiedendo quanto sia bizzarra la mia famiglia. Ebbene sì, sono miei fratelli e sorelle; nelle nostre vene scorre il sangue dei senza diritti”.
“Quando infilzerai la tua lama di odio, troverai solo il mio cuore”
“A chi un giorno incontrerò per strada – continua Manuel – perché intuisce che io sono omosessuale o perché bacio con il mio ragazzo, lo imploro di utilizzare quel suo piccolo pezzo di cuore che gli rimane affinché non mi faccia del male e possa essere magnanimo, se mi deride, insulta o compie un gesto di disumanità solo perché amo una persona del mio stesso sesso. Lo imploro di non farmi troppo male o di lasciarmi vivere, di placare il suo odio pur sapendo di rimanere impunito. Da oggi ti temo un po’ di più, perché una legge che mi protegga dal tuo male è caduta sotto i plausi scroscianti di chi avrebbe dovuto tutelare quelli come me. Li sento echeggiare ancora dentro l’orecchio. Sono gli stessi che da piccino udivo al circo quando il pagliaccio scivolava sui birilli. Non so se avesse mai provato dolore per la caduta, posso riferiti del mio che brucia e mi umilia. Puoi continuare indisturbato ad offendermi, a molestarmi nel buio della notte quando sono solo, perché la tua forza è la mia indifesa, il tuo orgoglio è il mio timore. Mi rivolgo a te, affinché tu possa risparmiarmi e avere pietà di un gay. Amo gli uomini per natura, ci faccio l’amore. Se per te omofobo questa è una colpa, accomodati pure: il mio petto è nudo e sguarnito. Quando infilzerai la tua lama di odio, troverai solo il mio cuore”.