È già passato un anno e mezzo da quando il mondo si è svegliato con una grande, grandissima sfida da affrontare. Un virus, una pandemia, una situazione quasi surreale mai vista prima, paragonabile forse alla spagnola di 100 anni (esatti!) prima che ha costretto tanti, tantissimi paesi e milioni di persone ad abbassare le saracinesche, a chiudere uffici e negozi, ad adattarsi ad un nuovo metodo di fare scuola e di incontrarsi. Sono nati nuovi strumenti di socialità, nuovi modi per parlare, studiare, lavorare, divertirsi. Per non parlare dei numerosissimi morti che ogni paese ha pianto.
Ma non finisce qui, la crisi scatenata da Sars-Cov2 ha provocato una serie infinita di conseguenze, anche sommerse, che ancora oggi influiscono e determinano la vita, nello specifico, di noi italiani. Le condizioni economiche delle famiglie e delle imprese del nostro paese hanno subito un colpo durissimo con serie problematiche e gravi danni non solo economici ma anche sociali e psicologici.
Incertezza per il futuro, continui cambiamenti di regole e norme, mancanza di stabilità e sicurezza, riduzione degli introiti o, addirittura, perdita del lavoro hanno causato (e continuano a causare) ansie, conseguenze psicologiche anche pesanti, paura di non poter più provvedere alle esigenze personali, quotidiane ed economiche proprie e delle proprie famiglie.
Quante imprese hanno chiuso i battenti, quante piccole attività imprenditoriali (di cui il nostro territorio è disseminato) o commerciali hanno dovuto gettare la spugna lasciando i propri dipendenti senza un’occupazione lavorativa e, dunque, senza introiti?
C’è chi si appoggia alle famiglie, chi dipende dagli aiuti statali (pochi), chi sbarca il lunario con lavoretti saltuari. E poi c’è chi, in più, vede crescere i propri debiti che non può più onorare. Con il padrone di casa, con i fornitori di servizi di luce, acqua o gas, con lo stesso stato o, addirittura, con banche o istituti di credito.
E qui casca l’asino: chi di fatto ha un prestito da onorare si è trovato incolpevolmente impossibilitato a corrispondere mensilmente il dovuto e, magari dopo aver eroso i risparmi accantonati, si è trovato con l’acqua alla gola. Ma c’è di più: non riuscendo a provvedere con regolarità ai pagamenti mensili delle rate di mutui, finanziamenti e prestiti, ci si è trovati a subire l’aggravio dei costi per l’aumento degli interessi di mora e per le penali applicate oltre che, ancora, ad essere inseriti nelle famose “black list”, liste specifiche di “cattivi pagatori”. Oltre al danno la beffa: il rischio cioè di vedersi preclusi anche futuri ulteriori prestiti o finanziamenti a causa delle liste di segnalazione bancaria.
Facilmente si immagina come una tale situazione aggravi ulteriormente la già precaria condizione finanziaria delle famiglie e delle imprese poichè, non potendo accedere a canali creditizi, non si potrà procedere alla creazione di nuove attività lavorative o al riavvio di dinamismi professionali. E quindi non si creeranno nuovi posti di lavoro. E quindi la gente non avrà soldi da spendere e rimettere in circolo. Conseguenze sociali dunque pesantissime, sensazione di precarietà (già storicamente presente in Sicilia) ulteriormente aggravatasi. Stiamo andando incontro ad un’involuzione? Quello che preoccupa, certamente oltre alla situazione finanziaria, è la perdita di entusiasmo e le ripercussioni psicologiche e familiari.
Adesso, certo, con l’intensificarsi della campagna vaccinale, qualcosa si sta muovendo, la ripartenza sembra essere avvenuta anche se molto, molto lentamente. Ma si soffrono i gravi danni di un anno di chiusura e rimangono aperte ferite non ancora sanate. Chi non riesce più a pagare mutui e prestiti, come già detto, si è visto aggravare la propria posizione rischiando anche il pignoramento dei beni, la peggiore situazione che può capitare ad una famiglia. Come uscirne?