Siamo passati dall’Albatros di Baudelaire all’aereo di Kabul. Il nostro Charles paragonava il poeta al suddetto uccello che riesce a fuggire dai marinai che lo deridono, per volare, poi, maestoso nel cielo e libero dei pesi terreni.
L’aereo di Kabul, invece, riproduce uno scrigno di sogni frantumati che è destinato ad allontanarsi nell’orizzonte: l’unico mezzo che consente la fuga da una terra che ha perso una scommessa con la storia. Ma Baudelaire non aveva mai sognato di aggrapparsi all’Albatros, rispettando una sorta di distanza, come fece anche Montale con il “falco alto levato”, per marcare quella differenza doverosa tra la terra e il cielo. Ma ecco che entra in scena il falling man, questo grande intruso, che infrange il confine magico e con tutte le sue forze si aggrappa all’aereo nell’ultimo ed estremo tentativo di salvarsi. Seppur coraggioso il falling man avrà la stessa sorte di Icaro, che si è avvicinato troppo al sole, e precipiterà di nuovo sulla terra che voleva abbandonare per aver tanto osato.
Pare che tutta quella poesia che ci ha fatto sognare non trovi più nessuna applicazione nella nostra società e ogni nostra prova per afferrarla sembra svanire nella vacuità dei nostri giorni e negli errori che arredano il nostro mondo. Citando ancora Montale, a Kabul gli uomini che non si voltano sono andati via coi loro segreti, lasciando ovunque tracce del loro fallimento. Le donne, intanto, vengono cancellate dai muri e dai posti che occupavano nella società. Zarifa, la sindaca più giovane di tutto l’Afghanistan, è rimasta seduta in attesa che arrivino i talebani per uccidere lei e la sua famiglia.
Ma i talebani, ormai al governo, parlano di grande giorno perché finalmente l’Afghanistan è libero dalla dominazione straniera. Promettono di abbandonare il business della droga e di impegnarsi per assicurare i diritti alle donne e l’istruzione. Ma tutto secondo le regole della Sharia, la legge islamica. Eppure molte giovani ragazze sono state portate via dai talebani come bottino di guerra.
C’è chi per tenersi al sicuro dai talebani chiede alle proprie figlie di indossare il burqa.
Tayeba Parsa, una delle 250 giudici donne in Afghanistan, è sicura che i talebani, una volta al potere, si vendicheranno sui militari, sui magistrati e le donne. Perché molte giudici donne come Tayeba hanno condannato, in passato, molti talebani e potenti uomini di affari che erano in combutta con i trafficanti di droga. Cose, queste, che con la poesia di Baudelaire o Montale, non hanno nulla a che fare.