Negli ultimi mesi sui social, nei salotti televisivi e nelle piazze ha imperversato il dibattito tra pro vax e no vax. Più recentemente, a seguito della decisione del governo nazionale di istituire il lasciapassare verde per l’accesso a un numero sempre crescente di luoghi, il dibattito si è spostato anche sul green pass.
Data l’obbligatorietà della misura, il tema coinvolge tutti e si presta a diverse riflessioni. Mentre c’è chi la acclama per aver fatto risalire il numero delle vaccinazioni, c’è anche chi si è schierato contro. Come testata locale troviamo interessante raccogliere il punto di vista dei cittadini monrealesi su un argomento su cui tutti, negli ultimi giorni, si sono fatti un’opinione diversa. Toni Renda, presidente del circolo Arci Link, ha manifestato la sua contrarietà al Green Pass.
Green Pass
“Inizio dicendo che non sono contro il vaccino, anzi, sono vaccinato. Mi schiero contro la misura restrittiva. Per quanto non sia mia intenzione toccare l’ambito medico, una cosa ce la dobbiamo dire: il pass lo trovo una falsa precauzione. I vaccinati possono contrarre il virus e possono contagiare.
Il pass lo trovo una falsa precauzione. I vaccinati possono contrarre il virus e possono contagiare
C’è poi da dire che non è stato imposto l’obbligo di vaccinazione. I vaccinati hanno preso una decisione, non esistendo l’obbligo chi ha scelto di non vaccinarsi ha preso la decisione opposta. Non mi sono mai piaciute le ricerche di un capro espiatorio, perciò non gli do nessuna colpa, né contesto loro una scelta opposta alla mia. A questo punto, avrei trovato più coerente l’obbligatorietà del vaccino. In quel caso, quanto meno, chi non è vaccinato non ha diritto. Ma questo obbligo al momento non esiste, quindi perché ora chi ha deciso di non vaccinarsi si ritrova delle restrizioni di movimento così stringenti? Il carattere umano è sociale, le restrizioni previste dal Green Pass sono così stringenti da non permetterti di espletare alcun tipo di socialità. Insomma, sei libero di vaccinarti ma non sei libero di muoverti. Allora cosa sei libero di fare? Alla gente sembra un controsenso.
Così diventa un obbligo indotto, tanto vale porre l’obbligatorietà reale. Se lasciamo la libertà di scelta dobbiamo lasciare la libertà di movimento. Sennò non lo stiamo facendo realmente. In questo modo si lascia svolgere una lotta tra chi è per il vaccino e chi è contro il vaccino, quando non è assolutamente quello il tema. La questione diventa politica. Il punto è che la politica sulla questione non si è presa le sue responsabilità”.
La politica sulla questione non si è presa le sue responsabilità
Chi è contro il Green Pass viene tacciato di “complottismo” …
“Credo che ci si debba interrogare di più su questo fenomeno, sicuramente è inutile prendere in giro chi crede a queste cose. Anche perché è una grande fetta della popolazione, dunque bisogna interrogarsi sul tema. Credo che sotto una verità c’è, ed è che la gente percepisce delle storture della società ma non le sa inquadrare politicamente. È come se le persone percepissero, per esempio, che c’è un mondo farmaceutico gestito da pochissimi, e assimilassero la cosa dicendo che queste ti iniettano il veleno. Si è estinta la fiducia nella politica: chi governa non ha più presa nei confronti di chi è governato. La gente non si fida più delle indicazioni, delle rassicurazioni, delle imposizioni. Ed è per questo che si ritrova a fare dei misticismi. Ma non perché non arriva al nocciolo della questione, ci arriva. Solo che non riesce a riportarla al fatto politico”.
I complottisti stanno dimostrando che c’è uno scollamento tra la politica e il mondo reale, mentre i grandi intellettuali continuano a prenderli in giro.
“È interessante vedere come attraverso questa retorica passi la paura del diverso. Malato-sano, nero-bianco, migrante regolare-clandestino. Questa dicotomia si pone come differenza tra socialmente accettabile e inaccettabile. Tutto ciò che si pone fuori dall’accettabilità sociale è ciò chei bisogna temere. Ma questa retorica affonda le proprie radici nella prima infanzia di ognuno. La paura dell’altro (il bullo, il pedofilo, lo sconosciuto delle caramelle) è il pericolo che trattiene i bambini in ambienti ben controllati, e porta a diffidare dello sconosciuto. Questo si percepisce molto di più nelle città che nei paesi, dove ancora esiste un senso di comunità.
La retorica non è molto diversa nel caso del green pass, dove il “vicino” diventa potenziale ammalato, appestato, da allontanare socialmente in nome di una sopravvivenza individuale. Il green pass è uno strumento di accettabilità sociale mediante cui poter essere integrato nella “società dei sani”, mentre chi ne è sprovvisto ne viene allontanato. Bisogna guardare di là del tema pandemico e della capacità di reagire a una infezione virale a livello sanitario; c’è anche un livello sociale-culturale, politico ed economico”.