SAN MARTINO DELLE SCALE (MONREALE) – Sono più di 120 le costituzioni di parte civile accolte nel corso del procedimento relativo all’inchiesta che è rimasta tristemente nota come quella del cimitero degli orrori.
Risale al 2016 l’inchiesta scoppiata intorno al cimitero di San Martino delle Scale. 25 soggetti sono stati rinviati a giudizio. Tra questi i dipendenti comunali dell’ufficio anagrafe e dell’ufficio tecnico che dovranno rispondere di omissione di atti d’ufficio. Ma le accuse più pesanti riguardano Giovanni Messina, Salvatore Messina (40enne), Salvatore Messina (36enne), Antonino Campanella ed Erminia Morbini. Avrebbero costituito una organizzazione criminale che si era sostituita in maniera abusiva ai monaci benedettini e che gestiva, illegalmente, la compravendita dei loculi. Sono accusati a vario titolo di estorsione, truffa aggravata, vilipendio e sottrazione di cadavere, falso materiale.
Nel corso delle indagini preliminari il Giudice, il dottor Marco Gaeta, oltre ad accogliere la costituzione di parte civile di numerosi soggetti privati ha accettato anche quella presentata dal comune di Monreale. Ha invece respinto la richiesta di costituzione di parte civile inoltrata dall’Abbazia di San Martino delle Scale, accogliendo così l’opposizione presentata da alcuni degli avvocati difensori degli imputati.
L’udienza preliminare si è tenuta ieri mattina, ed è stata rinviata al 16 luglio. Il GUP dovrà ancora valutare la citazione, presentata dai legali di alcune parti lese, nei confronti del comune di Monreale e dell’ASP 6, ritenuti responsabili di omessa vigilanza nei confronti dell’operato e del comportamento dei propri dipendenti, a partire dal 2016, anno in cui è scattata l’indagine.
Per quanto riguarda l’accusa di omissione di atti d’ufficio degli impiegati comunali, la linea difensiva dei loro legali è finalizzata a dimostrare che la gestione del cimitero di San Martino non rientrava tra le competenze del comune di Monreale.
“Abbiamo prodotto una richiesta dell’abate di San Martino delle Scale che scriveva al comune di Monreale una nota per proporre la cessione del cimitero al comune – spiega l’avvocato Salvino Caputo, che assieme alla collega Francesca Fucaloro e alla dott.ssa Giada Caputo rappresenta quasi tutti gli impiegati dell’ufficio anagrafe e dell’ufficio tecnico del comune -. Questo spiega come la competenza del cimitero di San Martino delle Scale non era di competenza del comune. Ma a dimostrarlo c’è anche un regolamento cimiteriale varato dal consiglio comunale che elenca tra i cimiteri comunali quello monumentale, quello di Grisì e una parte di quello di Ficuzza, escludendo quello di San Martino delle Scale. Non essendo un cimitero di competenza del comune riteniamo che non possano essere contestate false dichiarazioni ai dipendenti comunali”.
Caputo e Fucaloro, che rappresentano anche Giovanni Messina, hanno depositato richiesta di perizia per verificare se le salme siano state realmente soppresse o distrutte, piuttosto che spostate. “Da una consulenza di parte – spiega l’avvocato Caputo – Messina Giovanni ha indicato con precisione dove sono state spostate circa 50/60 salme. E quindi non ci sarebbe stata distruzione, soppressione o occultamento ma solo spostamento. Se verrà accolta la nostra tesi verrebbe meno una delle accuse più infamanti”.
Tra gli indagati figura anche l’ex sindaco Piero Capizzi che, in quanto rappresentante legale del comune, non avrebbe vigilato sull’attività del cimitero all’epoca dei fatti.