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Ancora (troppi) pochi turisti a Monreale ma la curva fa ben sperare – Ne parliamo con don Nicola Gaglio

Per lo più italiani ma anche qualche spagnolo, francese e polacco. Ma ancora i lavoratori del complesso sono in cassa integrazione

Le bellezze architettoniche e monumentali del nostro complesso abbaziale, unite al valore artistico e religioso, fanno della Cattedrale di Monreale uno dei siti più visitati e apprezzati non solo in Sicilia ma anche al di là dello stretto. Patrimonio dell’Umanità Unesco dal 2015 e inserita nel percorso arabo-normanno con le Cattedrali di Palermo e Cefalù, la splendida Cattedrale della cittadina normanna, vanto di tutti i monrealesi, ha purtroppo subito negli ultimi 18 mesi un drastico calo di affluenze, e quindi di introiti. Ne abbiamo parlato con Don Nicola Gaglio, parroco della Cattedrale che ci svela però un cauto ottimismo.

Allo stato attuale delle cose, sono davvero pochi i turisti che visitano il nostro complesso monumentale. A differenza di prima però, quando non si vedeva un’anima, nel corso del mese di giugno qualcosa è cambiato e sta ancora cambiando. Certo non vedremo a breve i grandi numeri di prima, ma pian piano si tornerà a viaggiare. Per il momento la maggior parte della gente che visita Monreale è costituita da coppie o da gruppi di 4/5 persone, piccoli gruppi familiari e, il mercoledì, gruppetti provenienti dalle crociere. Nulla a che vedere però rispetto al grande afflusso di gente proveniente dalle stesso crociere del periodo precedente la pandemia.

Se volessimo fare un paragone, potremmo dire che il mese di giugno, che ormai si approssima al termine, ha fatto registrare gli stessi numeri del mese di luglio dello scorso anno quando si era aperta una finestra (anche per il turismo) tra un lock down e un altro. Volendo fare una stima del numero di visitatori attuali, si attestano intorno ai 250/300 persone al giorno, per lo più siciliani e italiani. Una piccola percentuale di turisti si registrano anche di nazionalità spagnola e francese. Inoltre, grazie ad una rotta inaugurata recentemente tra Palermo e Varsavia, abbiamo avuto anche qualche gruppo di polacchi. Ancora nessuno invece dalla Russia nonostante i rapporti intessuti con il consolato e con vari enti cristiani russi”.

“La curva – continua don Nicola Gaglio – come si può ben capire, è dunque in salita ma si tratta di una salita molto lenta che non ci ha permesso ancora di reintegrare tutti i lavoratori del complesso monumentale e di Coopculture. Molti di essi sono purtroppo tuttora in cassa integrazione. Pensiamo che siamo stati ben 12 mesi, intervallati da brevi pause, senza vedere neanche un turista e dunque senza incassare neanche un centesimo: da marzo dell’anno scorso fino a giugno e poi ancora da ottobre del 2020 fino a maggio di quest’anno. Adesso, ripeto, sembra tutto lentamente ripartire ma il comparto turistico soffre ancora tanto. Possiamo solo augurarci che la pandemia ci abbandoni davvero definitivamente, che si possa presto raggiungere la famosa immunità di gregge e che si possa ritornare serenamente ad una sana normalità anche se fa male sapere che il Covid lascerà delle tracce indelebili, soprattutto nelle persone più fragili, in condizioni di particolare disagio e solitudine. Spero almeno, per usare le parole del Santo Padre, che la pandemia ci serva da lezione per intendere la fragilità dell’esistenza e dell’essere umano e la necessità dell’uomo di vivere in relazione, all’interno di una comunità”.

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