La storia di Calogero La Mendola, il monrealese morto in Libia per la propria patria

Il soldato monrealese abbandonò la sua amata città poco più che maggiorenne, troverà la morte pochi anni dopo a Bengasi

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MONREALE – In occasione della Festa della Repubblica Italiana vogliamo raccontarvi la storia di Calogero La Mendola, un uomo originario di Pioppo che poco più che maggiorenne partì – così come imponeva il Governo Mussolini – per la leva militare obbligatoria.

Da lì a poco Calogero venne chiamato a difendere i confini italiani a Bengasi, una cittadina della Libia che ai tempi costituiva parte dell’Impero Italiano nato con le politiche colonialistiche del Duce.

A raccontarci tutti i dettagli su questo sconosciuto eroe monrealese è stato il nipote Antonio La Mendola.

“Tutto ciò che so su mio zio – dice il signor La Mendola – lo devo a sua sorella, che mi raccontò la sua storia fra le lacrime e la speranza di rivederlo un giorno.

Speranza che con il passare degli anni si allontanava sempre di più fino a svanire.

Nessuno sa precisamente quando morì, fonti attendibili accertano che di lui si persero le tracce il 22 dicembre del 1941.

Mio zio e i suoi compagni d’esercito erano in ripiegamento per colpa degli attacchi di una corazzata neozelandese, mandata in avanscoperta dall’esercito inglese.

La differenza fra le due forze in campo era oltremodo smisurata.

I neozelandesi venivano aiutati quotidianamente dal potente esercito inglese con armi e rifornimenti, noi italiani invece aspettavamo che i tedeschi scendessero dalla Germania per supportarci.

Il battaglione di mio zio non si arrese facilmente,  tutti i giovani che ne facevano parte combatterono valorosamente fino alla morte. Lui venne ferito gravemente e fu portato d’urgenza all’Ospedale di Bengasi, dove probabilmente perse la vita.

I fatti finora raccontati – con molta probabilità – avvennero dal 7 al 17 dicembre del ’41

“Dopo la morte di mio zio – continua Antonio La Mendola – nessuno sapeva dove fosse finito il suo corpo, decisi quindi di attivarmi per cercarlo. Trovai casualmente nell’archivio storico di Palermo un documento mandato ai Carabinieri di Pioppo dal Ministero della Guerra, dove veniva comunicato il suo effettivo decesso. In questo documento però non veniva specificato dove potesse essere stato sepolto quel povero uomo.

Mediante un portale online – messo a disposizione dal Ministero della Difesa – con i nomi di tutti i caduti nelle due grandi guerre riuscii a capire finalmente dove giaceva mio zio. Lo dovevo a mia zia, che per anni ha provato a cercare la tomba del suo sfortunato fratello invano.

Arrivai alla conclusione che Calogero La Mendola ebbe due sepolture, la prima dal 1941 al 1971 in Libia e poi dal 1971 ad oggi a Bari.

All’inizio degli anni ’70 per volere di Gheddafi tutti i morti nella Grande Guerra non identificati vennero trasportati dalla Libia al Sacrario Militare dei Caduti D’Oltremare a Bari.

Nel 2017 mi recai al Sacrario emozionantissimo perché ero stato il primo a far luce sul mistero che aleggiava intorno la sepoltura di mio zio.

Qualche tempo prima che il Covid-19 entrasse nelle nostre vite avrei voluto proporre al nostro sindaco di attivarsi per portare i resti di mio zio a Monreale”.

La speranza è che il signor La Mendola riesca a riportare quanto prima possibile suo zio nella sua città d’origine, che tanto aveva amato.

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