“Al Santissimo Crocifisso dell’Insigne Collegiata di Monreale”, ritrovata una poesia del canonico Damiani

Il componimento, del 1926, ritrovato dopo 95 anni, faceva da segnalibro tra le pagine di un volume

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Fra i cedri in fiore e gli aranceti e il sole

 fulgido brilla e più ridente il maggio, 

brilla dei colli tra le verdi aiuole.

Erano trascorsi 300 anni dalla prima festa in onore del SS. Crocifisso, quando Giovan Battista Damiani, Canonico teologo dell’Insigne Collegiata del SS. Crocifisso di Monreale, il 3 maggio del 1926 rese omaggio al miracoloso simulacro, con un componimento poetico, che venne stampato in un foglio, il cui ricavato sarebbe stato devoluto a vantaggio del Comitato dei festeggiamenti esterni.

Lo abbiamo ritrovato tra le pagine di un libro, piegato in quattro e leggermente imbrunito, forse posto lì come segnalibro. La sua intestazione Al Santissimo Crocifisso dell’Insigne Collegiata di Monreale porta presto ad osservare che si tratta di una composizione della quale da 95 anni si erano perse le tracce e, crediamo, del tutto sconosciuta.

Il felice ritrovamento giunge così casualmente, in concomitanza della ricorrenza che, in un tempo non angosciato dal male pandemico, avrebbe già visto in questi giorni la cittadina in fervida attesa e preparazione della festa del 3 maggio.

Infatti, scrive il Damiani:

Qui più che altrove splende eterno un raggio 

de l’eterna beltà, che va gioconda

 di nostra terra a un più festoso omaggio

      […] 

Fede, che sfoggia in un sospiro ardente, 

oggi che attorno al Crocifisso aduna, 

tutta il cuore e il pensiero di nostra gente.

Il canonico Damiani compone i suoi versi in terzina dantesca o incatenata, ritmando gli endecasillabi con la famosa strofa in “terza rima”, usata da Dante Alighieri nella Divina Commedia. Nei suoi versi canta la bellezza eterna del Simulacro e descrive l’amore e la Fede che arde e muove Monreale e il suo popolo di fedeli, che devotamente si apprestano a rendere omaggio al SS. Crocifisso, venerato come protettore. 

Il susseguirsi dei versi lascia spazio al ricordo di un sentimento che, fino a due anni fa, pervadeva tutti i fedeli che con il cuore colmo di amore attendevano la tanto attesa processione, nella quale il

Cristo trionfa per le vie movendo 

tra i sospiri della folla e i pianti e i fiori, 

che buono accoglie e va benedicendo.

Se leggiamo il componimento in un’ottica contemporanea, alla luce di quanto stiamo vivendo, le terzine appaiono quanto più evocative di un sentimento di fede e di pietà, quando giungono ad elevarsi come una supplica di ringraziamento e di speranza, in quei versi in cui sentiamo esaudita la “Grazia” invocata, per l’avvenuta liberazione da mali che ci affliggono:

Liberi or mai da l’infernale artiglio

 corrono al Padre, alla sua croce, vita

 unica vita nel terreno esiglio.

“Corri, o figlio”… Liberi corrono i figli a Colui che sulla Croce, come un padre li accoglie e li protegge. Sono versi evocativi in cui il can. Damiani lascia spazio al pensiero e ai sentimenti di chi, come in questi giorni di novena che preparano alla festa, si lascerà abbracciare dal Crocifisso Risorto.

Anime, attorno a cui fatto è il sereno, 

anime accese di celeste ardore, 

il vostro affetto a dimostrare appieno, 

Cantate a Dio, a Dio trionfatore

 di tutti i cuori e delle menti, al legno 

 divino emblema d’incompreso amore.

“Grazia, patruzzu amurusu!”

 

*L’articolo, riportato integralmente, è stato redatto da Marzia Sorrentino e pubblicato nella pagina Facebook della Biblioteca “Ludovico II De Torres” di Monreale.

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