Covid, crisi e usura, aumenta a Palermo la pressione della criminalità sulle imprese

Covid, crisi e usura, Di Dio: "Sostegni economici insufficienti e cattiva gestione dell’emergenza da parte delle istituzioni politiche che spesso hanno prodotto provvedimenti iniqui o irrazionali"

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A Palermo il 79% delle imprese del commercio, della ricettività e dei pubblici esercizi con meno di 10 addetti ha chiuso il 2020 in perdita o forte perdita, il 63% ha avuto problemi di liquidità e il 22% sta valutando la chiusura definitiva dell’attività. Per il 46% degli imprenditori del commercio, alloggio e ristorazione è aumentata la pressione della criminalità sulle imprese e per il 30% l’usura è molto o abbastanza diffusa sul proprio territorio. Il 68% degli imprenditori consiglierebbe alla vittima di usura di denunciare alle forze dell’ordine e il 20% indica come riferimento i centri antiusura.

Il dato drammatico sulla condizione del commercio a Palermo è emerso all’interno del report nazionale sull’usura presentato oggi a Roma in occasione della ottava edizione della Giornata nazionale di Confcommercio “Legalità, ci piace”, alla quale ha preso parte anche il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese.

Dall’indagine emerge che a con il Covid 19 c’è stata una forte crescita dell’usura a livello nazionale (+ 14 punti percentuali rispetto al 2019). Sono circa 40mila le imprese del commercio, alloggio e ristorazione che rischiano di finire nella morsa di questo fenomeno.

“Il fenomeno – dice Patrizia Di Dio, presidente di Confcommercio Palermo e vicepresidente nazionale – è gravissimo e noi da Palermo siamo stati tra i primi a lanciare l’allarme della grave permeabilità del tessuto economico cittadino di fronte a sostegni economici insufficienti e a una cattiva gestione dell’emergenza da parte delle istituzioni politiche che spesso hanno prodotto provvedimenti iniqui o irrazionali. A inizio di pandemia, pur avendo pochissimi casi di contagio, siamo stati flagellati da un inutile lockdown. Poi è mancata l’organizzazione per fronteggiare l’arrivo del virus, sia sotto il profilo sanitario che sotto quello dei sostegni economici che avrebbero dovuto garantire i doverosi aiuti alle imprese. Per non parlare delle difficoltà di ottenere liquidità, anche indebitandosi, perché le misure non sono accessibili proprio da chi è in forte difficoltà e non ha “merito creditizio”. Lo Stato deve creare le condizioni normative per eliminare alcuni vincoli di bancabilità e consentire alle aziende di ripartire, ponendo di fatto una barriera contro i tentativi di pervasività della criminalità organizzata che nella situazione attuale trova terreno sempre più fertile”.

Tra i dati incoraggianti del report di Confcommercio c’è quello secondo cui a Palermo le forze dell’ordine sono ritenute il soggetto più vicino agli imprenditori minacciati dal fenomeno dell’usura (il 54% degli intervistati contro il 44% della media nazionale) e soltanto il 19% degli imprenditori si sente solo di fronte alla criminalità (il 24% a livello nazionale).

“È un dato importantissimo, che spazza via vecchi luoghi comuni – conclude la Di Dio -. Abbiamo sempre sentito la vicinanza di magistratura e forze dell’ordine che, con il loro lavoro, hanno portato avanti anche in queste settimane operazioni importanti contro la criminalità organizzata, dando tangibili motivi di rassicurazione e fiducia verso le forze dell’ordine e lo Stato a chi porta avanti la propria attività nel rispetto delle regole”.

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