ROCCAMENA – Decine di pacchi di pasta, diversi scatoloni di biscotti per l’infanzia, tantissime buste di latte. E tutti con marchio UE. Almeno un centinaio di confezioni di generi alimentari di prima necessità sono state trovate gettate in un terreno privato di Roccamena, comune della provincia di Palermo, poco più di una settimana fa. Si tratta di pacchi di generi alimentari non commerciabili, destinati alle famiglie in difficoltà economica, distribuiti dai volontari della sezione locale della Caritas.
Il fatto ha sollevato molto sdegno tra i roccametesi e tra gli stessi volontari dell’associazione caritatevole, impegnati a dedicare il proprio tempo libero ad aiutare le famiglie bisognose. In un periodo in cui la crisi economica colpisce sempre più famiglie, in cui tanti lavoratori hanno perso l’occupazione, e tanti lavoratori in nero (di cui la nostra terra è purtroppo piena) non godono di cassa integrazione, vedere questi pacchi gettati come rifiuti è apparso come uno schiaffo alla povertà.

Sul fatto è intervenuto l’arciprete di Roccamena, Don Francesco Di Maggio. Ed è il primo ad essere indignato di quanto accaduto, anche perché, da responsabile della sezione locale della Caritas diocesana, in prima persona si occupa della distribuzione dei pacchi alimentari.
“La Caritas – spiega il prelato – distribuisce secondo criteri normativi di legge, con richiesta di documentazione da parte degli utenti. Evidentemente ciò che questi fratelli hanno ricevuto non è stato gradito, e invece di lasciarli per altre situazioni di necessità, hanno preferito prenderli per buttarli. Questo nonostante anche in occasione della distribuzione invito a lasciare ad altri ciò che non è necessario. Spesso accade invece che alcuni beni alimentari non vengano ritirati proprio perché se ne è già in possesso, o la persona sa che non li utilizzerà”.
Don Di Maggio è arciprete dall’agosto 2020, ma già prima, da amministratore della parrocchia, era nella sezione locale della Caritas. “A Roccamena si respira un’aria di comunità. Molta gente si mette a disposizione per aiutare il prossimo, senza farne pubblicità, in tanti modi, perché le necessità sono tante”.
Don Di Maggio ricorda che la carità è un dovere, anche quando viene a mancare la riconoscenza. “La carità è una delle virtù teologali. Ma sarebbe importante che chi la riceve si chiedesse cosa spinge tanti volontari ad impiegare le proprie energie, il proprio tempo, a volte anche del denaro, a beneficio di altri”.
Tornando sull’abbandono, l’arciprete ricorda che non è, nella diocesi, un fatto isolato. “Faccio appello alla sensibilità di questi figli, affinché tali fatti non abbiano a ripetersi, ma con intransigenza farò di tutto per prevenirli, con una verifica accurata dei reali aventi diritto”.

