Come si sono evoluti gli investimenti durante il Covid-19

Avversione alle perdite, overconfidence, bias di conferme, qualche distorsione comportamentale: sono solo alcuni dei rischi che per Moneyfarm corrono inconsapevolmente gli investitori all’indomani della peggior crisi dal secondo dopoguerra ad oggi, quella legata al Coronavirus.

Quando scoppiano crisi così grandi, gli investitori vivono un livello di stress molto elevato: l’ultimo trimestre è indicativo in questo senso, laddove la volatilità di mercato è stata fuori norma e alcune condotte, anche inconsapevolmente, si sono amplificate: colpe dei bias cognitivi, tutta quella serie di giudizi e pregiudizi non corrispondenti alla realtà. I bias comportamentali-cognitivi fanno parte della normalità per gli investitori ma in questo periodo sono diventati giocoforza più rilevanti. In particolare, hanno spiccato su tutti l’avversione alle perdite e l’overconfidence, oltre che il cosiddetto confirmation bias (il bias di conferma). Quello dell’avversione alle perdite è logicamente il bias più rilevante in questo periodo: questo si verifica quando siamo esposti ad una situazione di crisi e si tende ad avere una diversa percezione del rischio: come “difesa” si acquisiscono atteggiamenti di protezione e cautela. Le decisioni irrazionali, insomma, in ambito finanziario, sono all’ordine del giorno. 

Accanto a questo bias se ne cela un altro: l’overconfidence, ovvero l’eccesso di confidenza di questo bias che persiste anche in un periodo di forte volatilità come quello attuale. Questo perché gli investitori credono di poter salire sul carro dei vincitori pensando, ovviamente sbagliando, che periodi di alta volatilità siano garanzia di profitti facili con operazioni speculative. Terra fertile per l’overconfidence è il trading online, che secondo ilSole24Ore nell’ultimo periodo ha visto crescere le posizioni aperte del 300% con volumi di operazioni del 200%, con tipiche modalità speculative di investimento. Infine, il bias di conferma, il cosiddetto confirmation bias, che si manifesta quando le persone selezionano prove che tendono a confermare una visione dei fatti precostituita, ignorando evidenze contrarie. Questo bias è stato l’autentico protagonista della pandemia, che ben si spiega col comportamento spesso ondivago delle autorità politiche. Si tratta di un comportamento che influisce direttamente sull’investitore: in un panorama in cui l’informazione si consuma tramite canali non tradizionali, si capisce bene come questo bias diventi sempre più pericoloso. 

Esistono antidoti contro queste autentiche distorsioni comportamentali? La risposta è nella consulenza, che resta ad oggi il miglior modo per aiutare l’investitore ad orientarsi e ad effettuare le scelte giuste. Le reti dei consulenti finanziari hanno meglio retto, rispetto ad altri operatori del risparmio, l’impatto della crisi, con un +11.6 miliardi di raccolta netta positiva. Va da sé che l’industria del risparmio continui ad essere la miglior garanzia per gli investitori, specialmente in momenti in cui il mercato finanziario è in affanno. Si tratta dell’unica soluzione capace di offrire tutele e garanzie al risparmiatore, il cui profilo viene rivisto, migliorato e rafforzato per tutto il periodo dell’investimento. Non un’alternativa, ma una strada sicura e chiara da seguire. L’industria del risparmio deve sì farsi sempre scegliere, ma deve essa stessa scegliere di seguire i clienti in balia delle onde dei bias e dei mercati finanziari.

Commenta la notizia

L'indirizzo email non verrà pubblicato.