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Scuole chiuse, figli a casa e genitori in tilt, le aziende attivano lo smartworking

Distanze di sicurezza, niente abbracci e baci, e gli uffici pubblici sospendono il ricevimento al pubblico

“Strani giorni, viviamo strani giorni” canta Battiato, effettivamente è quello che si avverte. Se nell’aria aleggia stranezza, dentro di noi c’è voglia di tornare alla normalità. Voglia di sapere che l’emergenza Coronavirus è passata e che possiamo rimboccarci le maniche per ricominciare a svolgere le nostre attività quotidiane, partire, incontrare gente, dentro e fuori i locali.

Ieri non era stata ancora confermata la chiusura delle scuole e le chat delle mamme erano già intasate di messaggi. “A che serve chiudere le scuole se poi gli uffici sono aperti?”. “Certo, se non chiudono anche i centri commerciali non risolveremo”. “È una decisone corretta, le scuole sono incubatrici di microbi”. Tra scetticismo e disappunto, i genitori devono fare i conti con l’organizzazione dei figli a partire da oggi e per i prossimi 10 giorni.

Il Consiglio dei Ministri ha preso una decisione difficile, che mette in difficoltà moltissimi genitori. Per alcuni di loro la propria azienda è impegnata a lenire le difficoltà nella gestione dei figli. Infatti, alcune multinazionali hanno potenziato lo smart working e stanno lavorando per estenderlo nei settori che lo permettono. Inoltre, laddove non è possibile usufruire del lavoro agile, sono stati aumentati i permessi genitori a recupero.

La percentuale di contagiati è cresciuta del 25% al giorno ma oltre la preoccupazione del contagio Coranovirus c’è quella per il crollo del sistema ospedaliero. Fra poco gli ospedali saranno sovraccarichi di ricoverati è questa sarà un’altra emergenza.

“Il governo intende fare di tutto per rallentare i contagi e per questo chiede la massima collaborazione dei cittadini anche nei piccoli gesti”, sono le parole del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte in una rapida conferenza stampa.

Un nuovo Decreto della Presidenza del Consiglio, oltre a indicare i dettagli della chiusura di scuole (i cui uffici restano però aperti) e degli stadi, vieta assembramenti e manifestazioni pubbliche in luoghi che non consentono di mantenere uno spazio di almeno un metro fra le persone.

Dai medici non si attende in ambulatorio, alcuni dottori ricevono solo per appuntamento e fanno entrare una persona per volta in sala d’attesa. Porte chiuse anche all’Agenzia delle Entrate, dove il pubblico attende per strada il proprio turno.

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