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Perde la figlia di 5 mesi al Pronto Soccorso: “Mettete a tacere quella scimmia”

Partorire un bambino è un cataclisma che ribalta la vita di ogni donna, in qualsiasi continente, in qualunque latitudine o longitudine. 

Tutte le mamme del mondo gioiscono per i loro bambini, soffrono se stanno male, piangono e urlano disperatamente se succede loro qualcosa di grave, ovunque…in qualsiasi anfratto di qualunque continente. 

Il dolore di una madre non ha colore e non conosce razza o condizione sociale. Il dolore di una madre è puro strazio che si riversa dal cuore e che è immediatamente riconoscibile in qualunque lingua venga urlato.

Ovunque…tranne che tra la gente di un Pronto Soccorso, in una piccola cittadina di provincia, solitamente tranquilla, che quasi mai arriva alla ribalta della cronaca. 

Pronto soccorso di Sondrio, una madre porta di corsa in ospedale la propria bambina. La piccolina sta malissimo, non respira più. Ha solamente 5 mesi. I medici capiscono immediatamente che la situazione è gravissima, la neonata è in arresto cardio-respiratorio. Tentano di salvarla. Ci provano per quasi due ore, inutilmente. Sperare, correre disperatamente, pregare, non è servito. 

Quando i medici comunicano alla mamma ciò che non vorrebbero mai voluto comunicarle, la ventenne nigeriana urla di disperazione, urla con tutto il fiato che ha in gola. Chi non lo farebbe? Tutte…tutte noi mamme avremmo urlato fino a perdere il respiro. Ci saremmo strappate i capelli con violenza, se la nostra bambina di 5 mesi fosse morta. E ci sarebbe stato concesso, ci avrebbero guardato con rispetto, ci avrebbero coccolato ed esortato a sfogarci. Avremmo avuto la comprensione di tutti.

Persino per un’animale che perde il suo cucciolo abbiamo carezze e conforto da offrire.

Per questa giovanissima mamma nessuno si intenerisce, nessuna carezza, nessuna amorevole comprensione. 

Lei è nera, lei è africana, e per la gente del Pronto Soccorso di Sondrio è solo una “scimmia” che urla e dà fastidio ai bravi padri italiani e alle brave madri italiane, che sono lì. E che commentano, con l’umanità sprofondata chissà dove: “Mettete a tacere quella scimmia. Che fastidio!!!”- “Tanto non può essere così grande il dolore, visto che gli africani fanno un figlio all’anno. Perdere un figlio per loro non è la stessa cosa”.

E ancora: “Urla? Sarà un rito satanico. Tribale. Che fastidio!!!”.

Come definire questo comportamento? Bestiale? Non credo, perché anche le bestie sono solidali tra loro. Forse innaturale, perché ho sempre creduto che in natura non possa esistere nulla di così agghiacciante e inumano.

Non esiste nessun aggettivo che possa definire tutto ciò. Solo incredulità e sgomento per la morte della bambina e per il collasso di quell’umanità che dovrebbe distinguerci dalle scimmie. Perché le scimmie, con tutto il rispetto dovuto ai simpatici animali, in questo caso siamo noi…scimmie insensibili, superficiali e senza cuore. 

Spero soltanto che quel Dio, sbandierato spessissimo e impunemente da persone così mostruosamente crudeli da sembrare persino finte, finalmente provveda al contenimento di questa rabbia tanto ingiustificata quanto tremenda che ci sta inondando.

Spero che Dio mostri a questa gente incattivita e con la bava alla bocca, che lo invoca pur sconoscendo la pietà per i propri simili, la strada giusta per abbandonare questa bestialità immonda, senza umanità, senza criterio… senza senso.

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