Operazione “Artemisia”, Lagalla: “Le mie azioni istituzionali ispirate a criteri di correttezza e rispetto della legge”

Claudio Fava: “Preoccupa il modo esibito e impunito con cui pezzi del sistema politico si erano messi al servizio di un disegno criminale”

Palermo, 21 marzo 2019 – La politica nella bufera a seguito dell’operazione “Artemisia”, messa a segno dai Carabinieri del Comando Provinciale di Trapani contro un vasto sistema corruttivo guidato da una loggia segreta in grado di condizionare la politica. Sono 27 gli ordini di arresto chiesti dalla procura in esecuzione di una misura cautelare emessa dal Gip di Trapani, mentre altre 10 persone sono indagate a piede libero per reati contro la pubblica amministrazione, contro l’amministrazione della giustizia nonché associazione a delinquere segreta.

Sono 27 gli ordini di arresto chiesti dalla procura in esecuzione di una misura cautelare emessa dal Gip di Trapani, mentre altre 10 persone sono indagate a piede libero. Tra gli arrestati, l’ex deputato regionale di Castelvetrano di FI Giovanni Lo Sciuto, 56 anni, nella scorsa legislatura vicepresidente della Commissione Lavoro e componente dell’Antimafia regionale. Coinvolti anche altri politici che insieme a professionisti e massoni avrebbero fatto parte di una vera e propria loggia segreta. Ai domiciliari anche l’ex sindaco di Castelvetrano Felice Errante, l’ex deputato e assessore regionale Francesco Cascio e il candidato Luciano Perricone.

Scoperto nell’ambito dell’operazione “Artemisia” un vasto sistema corruttivo negli enti locali, quali il comune di Castelvetrano e l’Inps di Trapani. Secondo le indagini dei Carabinieri “Lo Sciuto ed i suoi sodali, dopo aver governato tramite il sindaco Felice Errante ed il vice Sindaco Chiofalo dal 2012 al 2017, raggiungevano un accordo con l’ex rivale politico Luciano Perricone, finalizzato – si legge negli atti – alla elezione del predetto alla carica di Sindaco in occasione delle elezioni del 2017 (non tenutesi, in considerazione del sopravvenuto commissariamento del Comune)”.

Destinatario di un’informazione di garanzia l’ex rettore dell’Università di Palermo Roberto Lagalla (oggi assessore regionale all’Istruzione). “Prendo atto – ha dichiarato Lagalla – che, nell’ambito di un’indagine per reati associativi ed altre ipotesi di reato, tra le quali corruzione e appartenenza alla massoneria, che non mi vedono in alcun modo coinvolto, la procura della Repubblica di Trapani mi ha dato comunicazione di un solo addebito relativo alla fattispecie di abuso d’ufficio. La contestazione, risalente a fatti del 2015, riguarderebbe la mia precedente funzione di rettore dell’Università di Palermo. Al momento – ha aggiunto – non sono in possesso di sufficienti elementi conoscitivi e documentali, né di personale memoria, tali da consentirmi una qualsiasi ricostruzione della presunta violazione dei doveri d’ufficio. Restando, ovviamente, a completa disposizione della magistratura, mi sorregge la serena coscienza di avere sempre ispirato le mie azioni istituzionali a criteri di correttezza e rispetto della legge, nell’esclusivo interesse della cosa pubblica. Per tale ragione e nella certezza che la circostanza potrà essere ampiamente chiarita nel corso dell’attività istruttoria, mi dichiaro assolutamente sereno e fiducioso nella rapida soluzione della vicenda”.

Il presidente della Commissione regionale antimafia Claudio Fava ha detto che “poco importa che la parola ‘mafia’ non compaia negli atti dei magistrati di Trapani: ciò che preoccupa è il modo esibito e impunito con cui pezzi del sistema politico si erano messi al servizio di un disegno criminale disposto a comprare, violare e corrompere tutto e tutti. A Castelvetrano non ci sono solo le ultime confuse tracce di Matteo Messina Denaro; c’è anche il laboratorio di un nuovo, spregiudicato sistema di potere che, all’ombra di una loggia massonica, aveva mescolato carriere, protezioni, appalti, assunzioni, promesse, licenze”. Fava si dichiara contrario allo svolgimento delle prossime elezioni a Castelvetrano: “tornare al voto a Castelvetrano – Comune sciolto per mafia – in queste condizioni di incertezza democratica, con un candidato sindaco appena arrestato e una lunga ombra sugli atti e i fatti delle passate amministrazioni, forse è un rischio da evitare – ha avvertito Fava – troppi sono gli episodi in Sicilia dove politica e affari si intrecciano per autosostenersi. Non si può lasciare alla sola magistratura e alle forze dell’ordine il compito di intervenire”.

1 Commento
  1. Fio' scrive

    Favorire pochi a discapito di altri sembra a loro qualcosa di insignificante

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