Palermo, 4 dicembre 2018 – Vi era la necessità di ristabilire delle vecchie regole che con il tempo, corrispondente al comando dei cortonesi di Totò Riina, si erano perse, e che adesso dovevano essere ripristinate.
La riunione tenutasi il 29 maggio, in un luogo non ancora rivelato, era di enorme rilievo. Ad essa avevano potuto partecipare e prender la parola solo i capi mandamento. I capi famiglia erano dovuti rimanere fuori. Da subito era stato applicato il rispetto del principio della comunicazione tra i capi mandamento. “Sembra di rileggere le dichiarazioni rese a suo tempo da Tommaso Buscetta”, spiega il Procuratore Lo Voi.
“Cosa Nostra di oggi è quella, continua a vivere di quelle regole, e anche nei processi di organizzazione non rinuncia alla sua struttura unitaria e verticistica”.
Un altro soggetto intercettato dichiarava che se la commissione si riunisce è per “decidere cose gravi”.
Al primo maxi processo già la posizione di Settimo Mineo, il nuovo capo della commissione provinciale, era stata ben definita come uomo d’onore, grazie alle dichiarazioni di Tommaso Buscetta, di Salvatore Contorno e di Leonardo Vitale, il protopentito che non venne creduto, fu considerato pazzo e poi venne ucciso.
In quell’occasione Mineo aveva dichiarato che non conosceva gli altri coimputati, benché le indagini del pool antimafia accertarono un giro di assegni tra lui e altri suoi coimputati, come Greco Nicolò e Buscemi Salvatore. Venne rinviato a giudizio per 416 e 416 bis e condannato al maxiprocesso.
La costituzione della Commissione Provinciale e le modalità rilevate sono un segno chiaro che Cosa Nostra non abbandona le sue regole, le vecchie regole per cui, nonostante i processi subiti, i personaggi di rilievo, terminato il carcere, possono ricoprire le cariche più importanti.
L’indagine della DDA di Palermo si è avvalsa di intercettazioni, appostamenti, e di tecnologie avanzate.
Con Totò Riina – ha spiegato il Procuratore Lo Voi durante la conferenza stampa – la commissione provinciale non si era più riunita. Era sbilanciata a favore dei corleonesi, si rispondeva agli organi del capo.
Anche durante l’arresto di Riina la commissione non si riunisce, per espressa volontà degli uomini fedeli a Totò u Curto che, pur non comandando su Palermo, riesce ad ostacolarne l’organizzazione. L’8 gennaio 2015, nel corso di una intercettazione, due uomini d’onore di Santa Maria di Gesù diranno che “senza la morte di Riina e Provenzano luce non ne vede nessuno”. Ma dopo la sua morte emerge la necessità di riorganizzarsi. E dopo 25 anni i capi mandamento si riuniscono.
La nuova commissione è Palermo centrica, i mandamenti più importanti sono quelli di Pagliarelli e Porta Nuova. La commissione detiene un potere deliberativo e non solo consultivo. È un organismo collegiale e a suo modo democratico. Non vi è il potere accentratore nelle mani di uno solo. Coniuga tradizione e modernità o tecnologia. Le tradizioni non impediscono di servirsi di tutti i nuovi canali di approvvigionamento di denaro: dalla droga alle estorsioni ma anche alle scommesse online. Queste ultime costituiscono oggi la principale fonte di approvvigionamento del mandamento di Pagliarelli.
L’indagine che ha portato all’arresto di 46 persone è solo agli inizi. I militari hanno dovuto interrompere la fase di studio e provvedere alle forme di custodia cautelare per evitare che venisse ucciso un ladro di 21 anni di Villabate, la cui condanna a morte era stata decretata dalla Commissione dato che si era dato a furti ed estorsioni senza il permesso. Faceva di testa sua e turbava l’ordine del mandamento.
“Cosa Nostra è in difficoltà – ha dichiarato il Procuratore Nazionale Antimafia De Raho – per la forte pressione della magistratura, ma dimostra di possedere una forte resilienza dinanzi ai colpi inferti dallo Stato. Nonostante scompaginata dalle forze dell’ordine si riorganizza in tempi relativamente brevi”.