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Mafia. Isidoro Buongusto e Vincenzo Simonetti condannati a 14 e 12 anni

Monreale, 27 luglio 2018 – Arriva un’altra batosta per la mafia di Monreale e San Giuseppe Jato. Il Giudice per le indagini preliminari di Palermo ha inflitto due condanne per due esponenti della Cosa nostra locale. Si tratta di Vincenzo Simonetti e di Isidoro Buongusto, accusati di associazione mafiosa e condannati rispettivamente a 12 ani e 14 anni di reclusione. L’accusa era sostenuta dal pubblico ministero della Dda Amelia Luise.

I due associati alla consorteria mafiosa locale hanno scelto di essere giudicati con il rito abbreviato dopo che erano stati arrestasti nell’ambito di un ampio blitz antimafia nel 2017 quando furono bloccati i tentativi di Cosa nostra di riorganizzarsi, trovando nuovi vertici e nuovi associati. 

Tra gi indagati c’era anche Giovan Battista Ciulla, ritenuto il capo della cosca di Monreale poi costretto a una repentina fuga in un paesino del Nord Italia per evitare la vendetta dei boss rivali. Ciulla avrebbe rubato i soldi dalle casse della “famiglia”, mostrato poco interesse per le attività criminali disertando i summit, e intrecciato una love story con la moglie di un carcerato. Comportamenti che la cosca riteneva gravi violazioni delle “regole” di Cosa nostra e che aveva deciso di punire. Dall’inchiesta è venuto fuori anche che dopo la fuga di Ciulla la successione al vertice sarebbe stata decisa in un summit organizzato  a febbraio del 2015 tra i boss di Monreale e quelli di San Giuseppe Jato. Francesco Balsano, nipote del capomafia, sarebbe stato designato per la sostituzione.

Ma nel corso del vertice, a cui presero parte Girolamo Spina, Vincenzo Simonetti e Ignazio Bruno per il mandamento di San Giuseppe Jato, Salvatore Lupo e Francesco Balsano per quello Monreale, si decisero anche le sanzioni per i fedelissimi di Ciulla. Come Benedetto Isidoro Buongusto al quale, a pochi giorni dalla riunione, fu fatta trovare davanti casa una testa di capretto con una pallottola conficcata e un biglietto con su scritto “da questo momento non uscire più perché non sei autorizzato a niente”. Non soddisfatti i mafiosi passarono dalle parole ai fatti e incaricarono un uomo d’onore di San Giuseppe Jato, di dargli una lezione. Buongusto venne picchiato.

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