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Bosco Ficuzza, obbligo di ritiro per i bovini. Da luglio gli animali avvistati verranno abbattuti

Monreale, 10 maggio 2018 – I bovini lasciati a spasso nel bosco di Ficuzza e nei terreni confinanti verranno abbattuti anche se provvisti di marchi auricolari. L’ordinanza del Sindaco Capizzi giunge in seguito a quanto deciso durante un vertice con le istituzioni convocato dal sindaco di Mezzojuso nei locali del castello comunale. L’incontro avvenuto ad aprile scorso ha coinvolto, oltre Monreale, i comuni di Godrano, Campofelice di Fitalia, Corleone e il Comando Corpo Forestale, il Demanio Forestale e l’ASP.

È scattato così per gli allevatori l’obbligo di ritiro dei bovini rilasciati al pascolo libero e il ricovero con recinzione entro il 30 giugno. A partire dal 1 luglio, previsti tempi duri per gli allevatori che non avranno provveduto al ricovero degli animali. Infatti, come si legge dall’ordinanza comunale, fino al 31 luglio “qualsiasi bovino, anche se provvisto di marchi auricolari, avvistato all’interno del bosco della Ficuzza e/o nelle aree contigue verrà abbattuto e distrutto. Solo in caso di animale di particolare pregio, dopo il parere favorevole dell’ASP, le carni potranno essere destinate a consumo ed assegnate in beneficenza o poste in vendita per il parziale recupero dei costi d’intervento”.

Da tempo gli animali inselvatichiti rappresentano un pericolo per i fruitori dei bosco ma anche un danno per i campi e le piantagioni dei proprietari dei terreni vicini. Proprio ad aprile scorso era scoppiato il caso delle sorelle Napoli, da undici anni ostaggio di minacce e intimidazioni da parte della mafia dei campi. Il caso era finito anche in TV, approdando a La7, nel salotto di Giletti, dopo un servizio andato in onda a Le Iene.

Irene, Ina e Anna Napoli, titolari di un’azienda agricola di Mezzojuso, al confine con Corleone, da quando il padre è morto, hanno deciso di continuare a coltivare le decine di ettari di terreno di cui i clan locali vorrebbero impadronirsi. Sono decine e decine le denunce presentate dal 2008 a oggi per danneggiamenti e pascolo abusivo, quasi tutte concluse con archiviazione e trattate in maniera parcellizzata, singola: una denuncia, un’indagine, un’archiviazione. Le cose cambiano, invece, nel 2014, quando scatta un’indagine per estorsione, poi archiviata anche questa per insufficienza di prove. Però la procura riconosce le sorelle come vittime del racket e sono attualmente seguite dal comando provinciale dei carabinieri di Palermo.

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