Monreale 4 maggio 2018 – “Grazia, patruzzu amurusu…Grazia” invocano i cittadini di Monreale da secoli. Grazia per sé stessi, per i propri cari, Grazia per tutte le cose semplici, per i prezioni tasselli di ogni vita normale, le agognate speranze di ogni uomo e di ogni donna: i figli, la casa, il lavoro, l’amore, la guarigione, la serenità.
“Grazia, Grazia, Grazia” il devoto accorato ringraziamento misto al grido sofferente di chi si affida alla propria fede, per trarne il giusto e indispensabile sollievo e soprattutto quella rinnovata forza per procedere verso il susseguirsi di giorni, di incognite, di gioie e di dolori lungo un intero anno, fino alla prossima Festa, alla prossima Processione, alla prossima Invocazione “Grazia, Grazia, Grazia”.
In una notte ormai lontana, la Festa conobbe, però, un epilogo imprevisto e tragicamente differente: furono pochi istanti, una manciata di secondi e, dopo una prevedibile e generale concitazione, tutto mutò, la festa cambiò, si arrestò, tacque…tacquero le persone, la musica il botti augurali. L’atmosfera usuale si increspò per poi sprofondare radicalmente in una dimensione dolorosa e surreale al contempo. I presenti ammutolirono, non seppero più cosa fare, cosa dire, rimasero in un silenzio annichilente che paralizzò l’aria, la volontà e il coraggio di chi c’era (ma avrebbe voluto non esserci). Un silenzio macabro, angosciante che rese apparentemenre indenni i giorni ma forse tormentò le notti di parecchi spettatori.
Qualcuno forse reagì, probabilmente offrì il proprio aiuto concreto, ma nessuna reazione FORTE ci fu, nessuna invocazione accorata, probabilmente si fermarono anche i “Grazia, Grazia” rivolti come una struggente litania a quel Cristo nella Croce. E in quel silenzio, più ideale che reale, si sentirono NITIDE le urla di dolore di una giovane donna riversa sul corpo insaguinato del proprio uomo, ferito a MORTE per aver supportato sempre la propria Fedeltå alla Giustizia e al proprio Dovere. Si prese atto dell’incommensurabile e straziante trauma di una bimba cui era stato sottratto il papà con una violenza inaudita, nel vuoto infinito di tante coscienze ancora inconsapevolmente assuefatte, vinte, schiacciate.
#OnorealCapitanoEmalueleBasile
#NeiSecoliFedele