Palermo, 5 gennaio 2017 – «L’assenza dei sindaci di Monreale e Altofonte deve fare riflettere», è questo il commento di Totò Cordaro, assessore regionale all’Ambiente, pronunciato nel corso di un incontro avvenuto dentro l’Ecomuseo del Mare di Palermo per avviare il processo di rivalutazione del fiume Oreto; un proficuo momento di dialogo intercorso tra istituzioni locali, provinciali, regionali e associazioni del territorio. L’incontro, nato dallo spunto offerto dal documentarista Igor D’India attraverso i social network, è stato organizzato da Paolo Caracausi, presidente della III commissione del comune di Palermo. All’incontro, oltre all’assessore Cordaro, hanno preso parte anche l’assessore all’Ambiente del comune di Palermo Marino, rappresentanti del Corpo forestale e della Polizia provinciale oltre a rappresentanti di numerose associazioni ambientaliste.
L’assessore palermitano ha ricordato come i comuni di Altofonte e Monreale non sono ancora pronti alla sfida per la riqualificazione ambientale del fiume Oreto. I due comuni infatti, non sarebbero in regola con le norme europee sugli scarichi fognari, secondo l’amministratore palermitano. «Palermo, con la realizzazione del collettore sud – ha affermato Marino – sta facendo già la propria parte». Marino ha poi avanzato l’idea di proporre agli amministratori di Monreale e Altofonte la stipula di un Contratto di Fiume. «I comuni che ricadono nel bacino dell’Oreto devono firmare un contratto che li impegni ad adeguarsi – Monreale e Altofonte sono già in condizione di realizzare tutte le opere fognarie»
Dopo la critica nei confronti dei sindaci di Monreale e Altofonte che non hanno inviato alcun rappresentante all’incontro, l’assessore Totò Cordaro si è detto «pronto a convocare le amministrazioni attorno ad un tavolo, dalla settimana prossima metterò insieme gli amministratori. Il presidente di WWF Sicilia Nord Occidentale Pietro Ciulla ha evidenziato come lungo le sponde del fiume Oreto insistano ancora scarichi provenienti da macellazione clandestina, allevamenti, abusivismo selvaggio. «Subito serve un’attività di monitoraggio sul bacino del corso d’acqua – ha detto Ciulla – Nella zona di Altofonte ancora ci sono sversamenti di frantoi per esempio, non si conoscono però i canali che sversano».