Andare via o restare a Monreale? L’architetto Giulia Pellegrino ha deciso di restare. E ci spiega il perché

"Monreale è cambiata molto. Si è trasfigurata. Mi piacerebbe vivere in una Monreale più consapevole, che si amasse di più, che splendesse della bellezza che, oggi, le viene mortificata"

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Monreale, 19 settembre 2017 – Tempo fa avevamo parlato di due giovanissimi talenti, i gemelli Rincione, due fumettisti monrealesi. Un mese fa avevamo scritto della collezione di costumi in 3D realizzati dalla designer monrealese Rosanna Romano.  Non per ultimo avevamo anche dato spazio ad alcuni comici, sempre monrealesi, come DavideTusa e Totò Ferraro. E chissà quanti altri giovani o anche meno giovani sono figli della nostra città e hanno coraggiosamente deciso di restarci.

Giulia Pellegrino ha 32 anni ed è un architetto. Dopo la classica gavetta in studi di progettazione, il conseguimento di due master sul paesaggio, la giovane professionista nel 2015 ha deciso di lanciarsi a capofitto nel mestiere aprendo uno studio privato a Monreale. Alle spalle diverse sono le esperienze all’estero, tra cui National School D’architecture Paris-Malaquais. Attualmente è impegnata anche con l’Università di Palermo. In due anni due dei suoi progetti, “Casa M” e “Casa G“, sono stati pubblicati sulla rivista di architettura online Homify.   

Dalla casa di città alla casa a mare al recente progetto “Casa G”. L’intervista a Giulia Pellegrino.

 

 

 

 

 

D. Come inizia l’avventura di un giovane architetto come lei?
R. Inizia con l’incoscienza! (ride) No, scherzo! Inizia con una grande voglia di essere presente al mondo superando la paura dell’incertezza.
D. Com’è questo mestiere? Gioie e dolori…
R. Lo vivo da libero professionista nel senso di libero del termine. Mi piace mettermi in gioco e
accogliere ogni progetto come un’occasione di crescita personale. I dolori fanno parte del percorso ma senza questi, forse, avremmo qualche stimolo in meno.
D. Come architetto donna si è sentita mai discriminata?
R. Sono un architetto. Non un architetto donna né un’architetta! Ho studiato per esserlo e qualsiasi appellativo che debba sottolineare il genere, lo trovo discriminante. Detto ciò, il nostro è un mondo ancora e fortemente maschilista, a volta anche misogino, ma mi difendo con la tenacia e la caparbietà e con lo studio continuo considerando la preparazione, alla lunga, il vero fattore
discriminante.
D. Perché ha deciso di restare a Monreale?
R. Partire o restare è la querelle del secolo. Credo che la scelta sia strettamente personale e fa riferimento alle opportunità che ciascuno ha. Io ho avuto quella di restare e ho accolto la sfida.
D. Che Monreale le piacerebbe vivere?
R. Monreale è cambiata molto. Si è trasfigurata. Non riesco più a leggerla ed ha un senso di disordine sia estetico che civile. Mi piacerebbe vivere in una Monreale più consapevole, più orgogliosa, più selettiva, che si amasse di più e di conseguenza che splendesse della bellezza che, oggi, le viene mortificata. Chissà…
D. Nella sua carriera, ha lavorato molto con le ristrutturazioni di cui casa M e casa G pubblicate sulla rivista online Homify. Quali sono i principi di base della sua architettura?
R. In genere io curo dal progetto al dettaglio disegnando anche i mobili e facendoli produrre perché mi piace molto l’aspetto anche artigianale, oltre che intellettuale, del mio mestiere. Il pensiero che porta al progetto è sempre un pensiero fluido che parte dal rilievo e
dall’osservazione della realtà. Potrei dire che mi lascio guidare dalla luce, dai materiali, dalla linea
o dai volumi, ma l’architettura è anche percorso, un’elaborazione della geometria, un fare che
lambisce più discipline come la storia, l’antropologia, la scienza delle costruzioni, la giurisprudenza… uno studio a monte che ha la sua àcme nella scelta progettuale. È una disciplina molto più complessa di quanto, comunemente, la si voglia fare passare.
D. Giulia lei è anche un architetto che difende a spada tratta il verde e che incita agli spazi verdi e alla loro cura.

R. Assolutamente sì! La natura è parte di noi, l’uomo stesso è natura! Non a caso quando siamo a
contatto col verde o con l’orizzonte ci riconciliamo con noi stessi, ci ritroviamo. Non saprei
immaginare una città senza verde o un paesaggio solo costruito. Mi mancherebbe il respiro. Così
come mi manca il respiro nel vedere il tesoro della nostra villa in condizioni disastrate e
dimenticato.
D. Com’è il rapporto di un progettista con la committenza e come li convince?
R. È importante capire che il rapporto dev’essere di reciproco arricchimento per raggiungere
l’optimum. Si deve quindi imparare a dialogare e a lasciarsi guidare.

D. Progetti futuri?
R. Al momento ho un cantiere di una casa al mare di cui spero di poter pubblicare presto le foto.
A fine settembre inizierò un cantiere a Milano per una ristrutturazione di un piccolo appartamento.
Dovrò spostarmi a Torino per un paio di mesi per una collaborazione con lo studio “Parterre,
landscape art” per un progetto di giardino pubblico e per alcuni concorsi sempre inerenti al tema
del verde. Mentre per la primavera è in programmazione a Palermo un corso di Green Design in cui io sarò docente insieme al dott. agronomo Paolo Lo Bue e al Professore, nonché direttore dell’orto botanico, Rosario Schicchi.

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