Monreale, 4 agosto 2017 – In quest’ultimo periodo in cui l’Italia brucia, ovunque nei telegiornali, sulle testate giornalistiche non si parla d’altro. I Social che da tempo sono diventati un catalizzatore di inutilità, ma per fortuna anche di divulgazione ed informazione. Si legge di tutto e si fanno ipotesi di ogni genere e su quelli che possono essere i motivi per cui l’Italia va a fuoco. Sono tante le domande e le supposizioni che gli utenti si pongono e molte possono anche apparire fantasiose o sono semplicemente delle leggende metropolitane. “Perché brucia tutto?”; “Com’è possibile?”; “Chi sono i responsabili?”; “Perché non si spegne in tempo?”; “Potrebbe essere un attacco alle istituzioni?”; “Con questo caldo basta una cicca di sigaretta per incendiare tutto?”; “È responsabilità di piromani?”; “Si dà fuoco a poveri animali che poi correndo incendiano intere boschi?”.
Ieri il bosco di Casaboli che negli anni, in qualche modo era rimasto “illeso” da quella che si può definire una catastrofe ambientale è andato in fumo. Un polmone dove si andava a respirare aria pulita, un luogo dove intere famiglie trascorrevano giornate all’insegna dello star bene, uno spazio dove vi erano zone riservate al picnic, dove sorgeva un parco avventura meta costante di flotte di scolaresche di genitori che accompagnavano i figli a provare l’ebbrezza di percorsi che si alternavano tra gli alberi distrutti. Sede di un maneggio che per fortuna è scampato a quella mano sporca di fango che non curante di tutto questo ha voluto con un solo gesto cancellare il verde dipingendo di nero tutto ciò che gli è capitato tra le sue sporche mani.
Ci chiediamo continuamente perchè si arriva a cosi tanto disprezzo verso ciò che la natura ci ha regalato. Ho cercato di darmi una risposta, ho letto, ho ascoltato ed alla fine credo di aver trovato la risposta anche se so di non aver scoperto l’acqua calda.
L’Italia brucia per bloccare le concessioni edilizie che le organizzazioni criminali usano per ricattare le amministrazioni pubbliche. Sì proprio così, credevate forse che bruciare servisse a incenerire pini, noci e ulivi per far spazio a palazzotti e ville abusive? Questo accadeva 20 anni fa. Dopo la legge- quadro per la lotta agli incendi boschivi non si può edificare per 15 anni e quindi cosa fanno i clan? Appena vengono a sapere che una zona può diventare edificabile, bruciano per bloccarla. Il messaggio: “prima di decidere se rendere edificabile o meno un terreno bisogna mettersi d’accordo con noi o negoziare un prezzo con noi, altrimenti con il fuoco blocchiamo tutto”. Questa è la pratica. Ma la legge, come spesso accade, lascia spazio a strategie in grado di poterla aggirare.
“Le zone boscate ed i pascoli i cui soprassuoli siano stati percorsi dal fuoco non possono avere una destinazione diversa da quella preesistente all’incendio per almeno quindici anni”. Se così recita la legge, sapete cosa spesso accade e soprattutto al Sud? Che non vengono definiti i territori bruciati zona boscata o pascolo ma zona agricola. E per le zone agricole la legge non entra in vigore. Quindi bruci e puoi costruire. L’Italia brucia perché le agenzie private, che forniscono sicurezza e monitoraggio del territorio, vengano ingaggiate e preferite alla sicurezza pubblica. Se non si appalta la sicurezza di un’area boschiva a specifiche agenzie private, la vendetta è il fuoco. Ma l’Italia brucia anche per molti altri motivi, privati e di rivalsa personale. Il fuoco viene appiccato, come mostrano le recenti indagini dei carabinieri, anche per un permesso edilizio non concesso, un divieto di caccia applicato ad aree adibite alla caccia per anni.
in Sicilia e in Toscana sono state evacuate strutture turistiche, Calampiso è l’esempio più recente. Gli ultimi dati sull’affluenza turistica nella nostra isola sono confortanti, ma non perché è migliorata l’accoglienza, perché sono migliorati i trasporti ma perché altrove per paura non si va più. Se oggi c’è un piano eversivo, gestito da una regia unica, domani in mancanza d’altro resterà solo puzza di bruciato, devastazione e silenzio. Ed è risaputo che dove c’è silenzio le mafie proliferano.