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Monreale. Tra lunedì e martedì nomina degli assessori del PD, ma non mancano le sorprese

Pace fatta con il PD. Ma scoppia la bufera in casa di Alternativa Civica. Salvo Intravaia polemizza sulla gestione delle nomine assessoriali

Monreale, 21 luglio 2017 – “Tra lunedì e martedì ci sarà riunione di giunta e confermerò le deleghe, non è stato possibile farlo prima per impegni fuori sede”. Il primo cittadino risponde sinteticamente ad una richiesta di delucidazioni sullo stallo che sta attraversando la giunta monrealese. Dopo la revoca del 12 luglio della delegazione assessoriale del PD e la successiva ricucitura con il partito alleato, la città attende ancora la piena operatività della giunta comunale.

Da quasi due settimane il Partito Democratico è fuori dalla giunta. Nonostante il passo indietro di Silvio Russo, costretto a rivedere pubblicamente e a reinterpretare la sua posizione antiCapizzi, pena l’esclusione del PD dalla giunta, del reintegro degli assessori ancora neppure l’ombra.

Se il primo cittadino ha trovato il tempo di licenziare l’assessore Taibi e di sostituirlo con Gery Valerio, non è riuscito invece a trovare lo spazio per riconfermare le deleghe precedentemente revocate alla delegazione del PD. 

Pace fatta quindi? Sembra di si, ma i tempi del processo di reintegro nascondono diversi malumori. Se ufficialmente l’ascia di guerra tra Capizzi e Russo è stata seppellita, potrebbe essere rimasta la volontà di ridimensionare il peso politico dell’avversario. E la questione della sospensione della delegazione assessoriale del PD, non ancora risolta, potrebbe nascondere il tentativo del primo cittadino di tirare ancora la corda a sfavore di Russo e della sua rappresentanza in giunta.

Nadia Battaglia

A pagarne le spese potrebbe essere quindi Nadia Battaglia, che potrebbe vedersi ridimensionare le deleghe.

A breve, come dichiara Capizzi, forse già lunedì prossimo, è previsto l’atto di conferma della delegazione del PD che però potrebbe rivelare sorprese. Un rimodulamento delle deleghe è dato per certo.

La gestione della crisi con il Partito Democratico è servita a Capizzi per dimostrare pubblicamente di non essere più ostaggio del PD, dei mal di pancia dei suoi consiglieri, dirigenti, iscritti. Dopo avere accettato più volte passivamente le scelte del suo alleato che ha gli imposto rimpasti di giunta, obiettivamente mal motivati e con incerti esiti sul rilancio del percorso amministrativo, adesso ha deciso di fare la voce grossa, di dimostrare di possedere la forza e la determinazione per guidare l’amministrazione di questo difficile comune.

Ma se è riuscito a vincere su un fronte, adesso si trova ad affrontare una polemica sollevata all’interno del suo gruppo, Alternativa Civica, dove, come si legge oggi su Monrealenews, il consigliere Salvo Intravaia mostra di avere mal digerito la nomina di Gery Valerio in sostituzione dell’assessore Nicola Taibi. La critica mossa da Intravaia è pesante: “(…) è fuor di dubbio che tali scelte debbano essere innanzitutto condivise all’interno del gruppo e non prese dal sindaco in maniera autonoma, soprattutto tenendo conto delle deleghe da assegnare. Infatti, appare evidente come tale scelta non sia stata in alcun modo dettata da logiche tendenti innanzitutto al bene della città, bensì a logiche riguardanti esclusivamente l’occupazione di una poltrona a tutti i costi, con la consapevolezza che tutto ciò sia ovviamente a discapito della cittadinanza. Ma pur volendo condividere tale scelta politica, l’avvicendamento non doveva essere fatto a scapito dell’assessore Taibi semmai dell’assessore Cangemi, in quanto il primo è stato nominato assessore nella qualità di leader della lista “In Autonomia e Libertà”, lista, che ha sostenuto ed ha contribuito all’elezione del sindaco, mentre il secondo non risulta avere alcun peso politico.”.

Anche stavolta la scelta di Capizzi è stata condotta secondo il suo stile, ossia quello di non fornire alcuna spiegazione ufficiale sul benservito dato a Nicola Taibi, nonostante i tre anni di impegno profusi e al sostegno incondizionato offerto alla sua amministrazione. Una spiegazione che il primo cittadino, in quest’ultimo casi come nei precedenti casi che hanno riguardato gli assessori del PD, deve innanzitutto alla cittadinanza.

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