Monreale, 23 maggio 2017 – Il medico avrebbe ripetutamente toccato la paziente nel suo studio di Monreale: non in maniera professionale, ma come si dice con intenzione. Ed è per questo che il dottore V.C. di 53 anni rischia adesso un processo per violenza sessuale, nell’ipotesi meno grave (si sarebbe trattato di palpeggiamenti) ma con l’abuso della sua posizione di sanitario. Addebito comunque pesante per un medico di famiglia di Monreale, che rischia la revoca dell’incarico insieme al giudizio penale.
L’imputato protesta la propria innocenza, sostenendo di non aver mai commesso abusi sulla donna di 47 anni che lo ha denunciato per episodi avvenuti tra il 2013 e il 3 giugno del 2015. E che è pronta a costituirsi parte civile, nell’eventuale giudizio, con l’assistenza dell’avvocato Elvira Rotigliano. Mentre V.C. è assistito dall’avvocato Giuseppe Gerbino. L’udienza preliminare si terrà davanti al Gup Fabrizio Molinari, a chiedere il processo è stato il pm Francesca Dessi.
Punto di forza della Procura la testimonianza della vittima, consacrata poi in un “incidente probatorio”, alla presenza del Gip e dei difensori. Nell’eventuale processo potrebbe non esserci la necessità di risentire la 47enne in aula. La difesa batte invece sul tasto della presenza costante (tranne che in un’occasione) del marito durante le visite, anche se l’uomo stava dietro un paravento. Affetta da problemi di salute personali, ginecologici e tiroidei, la donna che ha sporto denuncia alla Squadra Mobile si era affidata prima alle cure di una ginecologa e successivamente si era fatta seguire dal medico di famiglia.
Secondo la versione della donna, che ha sporto denuncia alla Squadra Mobile di Palermo, con il medico si sarebbe instaurato un rapporto personale, fatto pure di frequenti telefonate a causa della condizioni di salute del figlio della donna, assistito dallo stesso medico. Tutto sarebbe cominciato con una visita in cui sarebbe stato necessario palpare il seno e le parti intime. La cosa avrebbe arrecato molto fastidio alla donna che, a causa delle condizioni di salute del figlio e per il timore che il medico decidesse di non curarlo più, avrebbe comunque deciso di continuare a recarsi da quel medico.
“Non avevo il coraggio di ribellarmi – ha detto la donna alla Squadra Mobile – proprio perché temevo una reazione violenta da parte di mio marito”. Una sola volta l’assistita sarebbe andata da sola In un’altra occasione, come riporta ancora il Giornale di Sicilia, il medico avrebbe cercato di verificare le emorroidi, in un’altra ancora avrebbe chiesto alla donna di mettersi a quattro zampe (ma lei non lo fece) e in precedenza avrebbe pure fatto uno stranissimo discorso al marito, su chi comandasse a letto nella loro coppia e sulla fedeltà coniugale. Interrogato dal pm, V.C. ha ribadito la sua tesi: “Il mio ambulatorio è molto piccolo, il marito stava seduto dietro il paravento ma vicinissimo a noi. Escludo di aver fatto quanto mi viene contestato”.
Ripreso dal Giornale di Sicilia