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Monreale. Il rimpasto di giunta e il diritto di sapere

Trasparenza e partecipazione rimangono carta straccia. Sul rimpasto di giunta primo cittadino e Partito Democratico negano il diritto dei cittadini di conoscere e valutare il lavoro svolto dagli assessori uscenti

Monreale, 14 maggio 2016 – L’impressione, radicata in molti cittadini, è che ancora la politica monrealese venga svolta all’interno dei palazzi, blindati, ermetici, senza alcun coinvolgimento e senza consentire la partecipazione dei cittadini, ma soprattutto senza dare loro una giustificazione delle scelte intraprese. Come se il consenso elettorale ricevuto alle amministrative 2014 abbia sollevato i nostri amministratori da questo dovere e abbia privato i cittadini dal diritto di sapere.

Il rimpasto di governo venuto fuori dopo estenuanti trattative interne al Partito Democratico ne è una prova. Nonostante la apparente disponibilità del commissario Rubino a rendere noto e a giustificare il percorso e le motivazioni che hanno portato alla esautorazione di due assessori (Granà e Magnolia) e di un capogruppo (Davì), a favore di altri soggetti, si è cercato in tutti i modi, ma obiettivamente con scarsi risultati, di blindare le accese discussioni interne al partito e di occultare le lotte fratricide che vi si sono consumate, frutto essenzialmente di invidie personali e di lotte tra fazioni, sia a livello locale che regionale, più che motivate da analisi sul lavoro svolto e sui risultati conseguiti dagli amministratori.

Trincerandosi dietro la retorica di rito, come rivolgendosi ad una platea cittadina e di elettori abituata a sorbirsi qualsiasi giustificazione e ad essere tenuta all’oscuro delle manovre di partito, non è stato mai spiegato fino in fondo, anzi si è cercato di tenere nascosto, il perché un assessore, o il capogruppo consiliare, abbia meritato di essere sostituito a favore di un altro. Nè i diretti interessati, seppur sollecitati, hanno finora voluto spiegare il perché siano stati “trombati”, come a volersi adeguare (ma spero e mi auguro di essere a breve sconfessato) alla logica per cui i panni si lavano in casa propria.

Gli assessori Nadia Olga Granà e Giuseppe Magnolia hanno strenuamente cercato sino all’ultimo momento di mantenere le loro deleghe, non accettando di rimettere volontariamente le dimissioni come richiesto. Capizzi ha dovuto revocare il loro mandato con una determina sindacale, giustificando l’atto con la considerazione che “la giunta comunale deriva da accordi tra le forze politiche e dalla sussistenza di intese di partecipazione attiva per una condivisione del programma di mandato”.

Agli assidui navigatori dei social network non saranno certamente sfuggiti i numerosi attestati di stima e di ringraziamento attribuiti agli assessori uscenti per il lavoro svolto, così come le numerose richieste rivolte al sindaco di motivare le revoche. Quotidianamente si assiste ad una martellante richiesta di spiegazioni. La città, o una sua parte, pretende di sapere.

Capizzi, fruitore costante di Facebook ed esperto della sua valenza comunicativa, negli ultimi giorni si è limitato ad esprimere pubblicamente il proprio compiacimento per la riuscita festa del SS. Crocifisso e per l’organizzazione della presentazione del libro sul maresciallo Giangrande, o ha utilizzato la grande vetrina mediatica per rispondere alle frecciate dell’avversario Salvino Caputo. Nessun post sul terremoto che ha sconvolto la giunta né tantomeno sul lavoro svolto in tre anni dall’assessore Granà e in sei mesi dall’assessore Magnolia.

E, cosa forse ancora più grave, nessun cenno sulla questione è riportato sulla pagina Facebook del PD monrealese, aggiornata quasi quotidianamente con post su vari argomenti, ma che sulla questione si limita a condividere gli articoli dei quotidiani locali. Nè un ringraziamento, né una critica, né una disamina, niente di niente sul lavoro degli assessori uscenti, né tanto meno una presentazione dei subentranti. Come se l’argomento non fosse di competenza dei sostenitori o dei simpatizzanti del partito.

E’ invece un diritto dei cittadini, che tra l’altro retribuiscono gli assessori, disporre di idonei strumenti per valutare il compito svolto dagli amministratori (oggi trombati) e per giudicare la capacità dei partiti di assolvere al ruolo di guida di una comunità.

La trasparenza e la partecipazione, belle parole sbandierate in campagna elettorale, ma rimangono ancora carta straccia.

1 Commento
  1. Anonimo scrive

    Ottima disamina direttore! Spero tanto che i nostri concittadini si ricordino di tutto ciò quando verranno chiamati alle urne per esprimere, col voto, la continuità o meno per questi “sedicenti” amministratori, sul cui spessore politico e morale è meglio stendere un velo pietoso. Pochezza di contenuti, mancanza di un vero programma politico di rilancio della città, corsa irrefrenata alla visibilità mediatica: ecco i veri aspetti che hanno caratterizzato in questi tre anni la giunta capitanata da Piero Capizzi. Solo grazie alla spontaneità e alle risorse di privati si è potuto organizzare qualche evento di attrazione turistica. E come diceva Franco Califano in una sua famosa canzone:”…tutto il resto è noia…”!

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