Palermo, 1 marzo – Giovanni Vitale, il nuovo pentito della mafia palermitana ha deposto tramite videoconferenza al processo “Apocalisse”. Per circa tre ore “il Panda”, questo il suo nomignolo, ha svelato inedite vicende legate agli affari di Cosa Nostra pubblicate oggi da Repubblica Palermo con articolo di Romina Marceca.
In particolare Vitale ha messo in luce fatti e accadimenti del clan Resuttana, quello del quale, per tanti anni, è stato estorsore di riferimento. Vitale è stato spinto a collaborare con la giustizia per “amore della moglie” che adesso si trova sottoposta ad un programma di protezione insieme ai figli in una località segreta.
Durante il suo racconto Vitale traccia la mappa del racket del suo ex clan, fa nomi e cognomi, rivela nuove storie di pizzo. Durante il racconto, il silenzio viene rotto da una fragorosa risata dei presenti: “Questo lo conosco. Si chiama Faraone, non ricordo il nome. Veniva da Fricano. Era pieno di problemi e nel momento in cui lo vedevo scappavo via. In tanti gli volevano alzare le mani, doveva dare soldi a molta gente”.
Il Faraone ritratto nella fotografia è l’ex consigliere comunale di Palermo Giuseppe Faraone, imputato nel processo “Apocalisse”, arrestato con l’accusa di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Secondo l’accusa, il consigliere comunale, geometra in pensione, eletto nel 2012 con la lista “Amo Palermo” e poi passato al Megafono, avrebbe fatto da intermediario per la “messa a posto” di un cantiere edile. “Ricordo – ha aggiunto Vitale – che andavamo in un terreno ad Aquino per affari di Cosa nostra”.
Aquino, frazione di Monreale che si trova a metà tra la cittadina normanna e Palermo, è quindi stata oggetto del desiderio anche dei clan palermitani a discapito dei clan locali che ruotano attorno alla famiglia di Monreale e che sono stati decimati dalle recenti operazioni antimafia.