Palermo, 26 ottobre – Per i magistrati della Procura di Palermo sarebbe “socialmente pericoloso” a causa dei suoi rapporti con alcuni esponenti di Cosa nostra. Sono numerose inchieste che hanno visto coinvolto Dina negli ultimi anni, ma è sempre riuscito ad uscirsene pulito o quasi, ricordiamo infatti l’inchiesta che lo ha visto finire anche se per 24 ore agli arresti domiciliari per corruzione elettorale. Tutte le inchieste che lo hanno visto coinvolto però non sono state mai archiviate e sulla base di una grossa quantità di prove i pubblici ministeri del “gruppo misure di prevenzione” coordinato dal procuratore aggiunto Dino Petralia hanno chiesto l’applicazione delle misure di prevenzione personali nei confronti di Nino Dina, oggi parlamentare dell’ARS iscritto al Gruppo misto. A riportare la notizia è Repubblica Palermo.
Alla sezione misure di prevenzione del tribunale, presieduta da Giacomo Montalbano, la Procura ha chiesto per Nino Dina la sorveglianza speciale e l’obbligo di soggiorno. La misura di prevenzione, qualora concessa, non consentirebbe allo stesso di proseguire il proprio mandato. L’udienza camerale in cui verrà discussa la richiesta dei pm è già stata fissata per il prossimo 20 dicembre.
Ci sarebbe un corposo dossier portato dai pm a sostegno della richiesta. Una lista di diverse indagini in cui, dal 2005 ad oggi, il nome di Dina è venuto fuori.
Il suo nome venne fatto nel 2005 dal pentito Nino Giuffrè che lo indicò come vicino alle cosche anche se queste dichiarazioni non ebbero seguito. Stessa sorte ebbe l’inchiesta per le “talpe” in Procura che poi avrebbe visto finire in carcere Cuffaro, dalle indagini venne fuori che nelle tasche di Dina viaggiava il famoso tariffario della Sanità che Cuffaro, allora presidente della Regione, avrebbe concordato con Michele Aiello assicurando al patron di Villa Santa Teresa gli enormi guadagni per prestazioni convenzionate pagate dalla Regione molto di più che nel resto d’Italia.
Ci che ha spinto la richiesta di misura di prevenzione a carico di Dina è però l’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Leonardo Agueci, dalla quale nel settembre 2014 vennero fuori 5 arresti all’interno delle cosche di Palazzo Adriano. Con esse Dina avrebbe intrattenuto rapporti e ricevuto sostegno elettorale.
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