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La jungla dei Call Center. Dove l’Italia fallisce l’estero fiorisce

Palermo, 25 ottobre – Hanno imparato l’italiano ascoltando la Radio e guardando la Tv, sono i giovani lavoratori di uno dei Call Center di Tirana. Il loro stipendio equivale a poco meno di un terzo di quello di un lavoratore italiano, nonostante  ciò riescono comunque a condurre una vita decorosa, complice indiscusso il costo differente della vita. Di contro i lavoratori italiani del settore dei Call Center, investiti dai licenziamenti, se da una parte gioiscono per i risvolti dei colleghi occupati in Albania; dall’altra è normale che viva in loro un sentimento di rabbia e delusione, causato dal mancato rispetto delle normative del nostro Paese.

Volumi di traffico dirottati all’estero: in bilico 80 mila posti di lavoro. “Io e mio marito lavoriamo nella stessa azienda ma in commesse differenti – racconta Chiara dipendente Almaviva Contact Palermo – avrei dovuto trasferirmi a Rende qualche giorno fa”. Chiara Filizzola oggi è stata ospite del programma Tv “La vita in diretta”, cercando di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla perdita di 80 mila posti di lavoro.

L’Albania è il paradiso dei Call Center: stipendi più che dimezzati e ricavi elevati. Praticamente laddove in Italia si perde all’estero gli imprenditori trovano la possibilità di aumentare i loro guadagni, a farne le spese però oltre ai lavoratori, in questo caso dell’azienda Almaviva Contact, sono anche i consumatori italiani. Numeri sconosciuti, accenti stranieri, consensi al trattamento dati mai forniti; tutti elementi che ci fanno capire quando dall’altra parte della cornetta stanno violando la nostra privacy. L’inceppo, infatti, sta nel mancato rispetto di una vigente normativa sulla privacy. Attualmente i dati di carte di credito, sim, dati anagrafici sono in delocalizzazione assieme al lavoro.

Il paradosso è che giornalmente le imprese rischiano multe elevatissime dal Garante per questa violazione della privacy.

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