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Quando i bulli non sono i ragazzi

Monreale, 4 agosto – Sarà che da un pezzo la normale dialettica tra persone con opinioni opposte si è trasformata in accesa diatriba, senza esclusione di colpi, complice anche l’anonimato più o meno celato, garantito dall’azione divulgativa, capillarmente diffusa dai social network … un vicendevole “bullismo” sociale e politico, spesso improduttivo, sibillino e distruttivo. Sarà che alcuni argomenti accendono gli animi trasformando ogni confronto pacifico in rissa furibonda con aggressione verbale. Sarà che alcuni rappresentanti dei cittadini, avendo, di frequente, poche certezze o ideali da trasmettere, trasformano le loro ragioni di parte, le loro campagne elettorali, la loro espressività interessata e faziosa in gesti pubblici dimostrativi spesso di dubbio gusto (bambola gonfiabile di Salviniana memoria docet). Sarà che i cittadini stessi, sempre più demotivati e sfiduciati nei riguardi di chi possiede un ruolo istituzionale e rappresentativo, esprimono tutto il loro dissenso in modo aggressivo, denigratorio, esasperato…

Le uniche certezze inconfutabili rimaste sembrano essere: la costante perdita del ruolo autorevole dell’adulto come salda guida educativa per i futuri “cittadini attivi” e il venir meno dell’Esempio quale deterrente positivo efficace e proficuo per incanalare, nel giusto verso, un patrimonio di buone maniere, di gesti garbati, di dialoghi dai toni civili, mai lesivi del decoro di chi la pensa diversamente, da proporre alle generazioni future .
Tra insulti oltraggiosi bipartisan, turpiloquio come codice prioritario, aggressività esplicita e generalizzata, assenza di rispetto per il pensiero divergente o per chi si discosta dai pregiudizi, dai luoghi comuni, dalla sterile retorica di una società incancrenita e individualista…i ragazzi si trovano stretti in una morsa di comportamenti discutibili e mancanza di senso del limite e del rispetto. Quanto più il comportamento deplorevole viene evidenziato da un politico, da un personaggio pubblico o da una qualsiasi figura autorevole di riferimento, tanto più sarà “sdoganato” ed elevato al rango di “normalità condivisa” riproponibile nel quotidiano.

La replicabilità di tali deprecabili consuetudini, da parte dei ragazzi, può sfociare inesorabilmente nello sprezzo del diverso, del debole, del “perdente”, dello “sfigato”…si dipana in molteplici atteggiamenti votati all’arroganza e alla prevaricazione, affonda radici profonde nel tanto temuto fenomeno del bullismo.
Gia da piccolissimi apprendiamo molte delle nostre abilità imitando persone a noi vicine: all’inizio imitiamo chi si occupa del nostro accudimento, successivamente passiamo ad un’ imitazione di tipo sociale, ovvero imitiamo compagni di scuola, di gioco etc, poi imitiamo chi suscita la nostra ammirazione e si identifica come un modello degno di apprezzamento. Un ulteriore passo in avanti è costituito dal passare dall’imitazione, la quale è innata e naturale e non discrimina se il comportamento imitato è ‘buono’ o ‘cattivo’, all’Esempio, quest’ultimo inteso nella sua accezione di “Esempio buono’, da seguire in maniera consapevole per migliorare se stessi. Quando l’esempio è fuorviante il giovane ne apprende la logica distorta e la ripropone come l’unica vincente, la sola che lo può affrancare dalla banalità dell’anonimato sociale. Ecco che l’educazione non è più da considerarsi come trasmissione di valori astratti, ma come personificazione di comportamenti corretti, vissuti e praticati quotidianamente nei più svariati contesti di vita reale. La civiltà passa per la cruna di un codice di comportamenti corretti che determinano il termometro del grado di educazione, tolleranza, condivisione di una società coesa e inclusiva…non dovremmo mai dimenticarcene.

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