Villa Savoia, da meta di lusso per le vacanze negli anni ’30 a luogo degradato oggi

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Monreale, 30 luglio – “La tranvia di Monreale elettrica della Società sicula Tranways-omnibus che aveva iniziato la sua prima corsa l’11 febbraio del 1900, concludeva la sua marcia in via Benedetto D’Acquisto, a poca distanza dall’Albergo Savoia (oggi “Villa Savoia”) con cui nel 1938 il Comune introdusse nel tessuto medievale lo stile Liberty, dando avvio ad una modernizzazione che non ebbe futuro.”
Oggi, dopo quasi cento anni, questo luogo dai fasti, l’eleganza di un luogo che vide ospiti illustri come il re Vittorio Emanuele III, i reali d’Inghilterra, la zarina di Russia Alessandra, moglie dello zar Nicola II, eleganti banchetti, le feste e gli incontri della ricca e nobile società palermitana che veniva a soggiornare nella città normanna per godere della frescura, seduti ai tavoli di quello splendido terrazzo da dove l’occhio spaziava su quella che allora era la conca d’oro e sul golfo di Palermo, è andato scivolando tristemente, verso un degrado che sembra non volersi arrestare.

Negli anni l’hotel, ora solo Villa Savoia, ha subito diverse trasformazioni fino ad arrivare ai giorni nostri. Buona parte delle stanze al primo piano che ospitarono diverse generazioni di vacanzieri, sono state “adeguate” ad uffici comunali, il corpo basso, che prima era un elegantissimo salone, quando le belle giornate non permettevano di stare seduti a godersi il panorama, veniva utilizzato come sala ristorante e in alcune occasioni, anche come sala per banchetti.

Oggi quel salone che ha visto orchestrine che con le loro note facevano ballare donne incipriate ed uomini incravattati, è usato per la presentazione di libri ed eventi vari, il terrazzo nei periodi estivi, in alcune occasioni, è sfruttato da associazioni o dal comune per promuovere e divulgare manifestazioni di interesse pubblico.
Ma non sono solo queste le “attività” che si svolgono nello spazio esterno del Savoia; i ragazzini, vista la totale assenza di controlli, ne hanno fatto un luogo dove poter giocare a pallone e dove poter far spaziare la loro fantasia con scritte che inneggiano a giovani amori senza curarsi per nulla del danno che hanno fatto e che continuano a fare imbrattando la facciata, il pavimento e la fontana posta al centro. (vedi foto)

Gli infissi scrostati dal tempo e dalle intemperie, i vetri rotti da pallonate tirate da improbabili, futuri giocatori di calcio, mettono fine a quella che fu la storia che ci appartiene da decenni.
Non è più possibile assistere a questo declino che si è sommato negli anni ad altri luoghi della nostra città, di cui, le varie amministrazioni che si sono susseguite nel tempo, sembrano non vedere né si sono attivate per ridare dignità ed il giusto valore che meritano. Eppure è proprio lei che pur “vivendo” questi spazi sembra esser cieca davanti a cosi tanto degrado, ed oserei dire, abbandono.

IL SAVOIA IERI

IL SAVOIA OGGI

2 Commenti
  1. Michele Albano scrive

    Caro Rodolfo, fino all’età di 14/15 anni ho abitato in Via Piave, proprio di fronte l’albergo Savoia. Per me rimane sempre Albergo Savoia, perchè così l’ho conosciuto e cosi continuo a memorizzarlo. L’anno scorso mia moglie ha tenuto in quei locali una rappresentazione del suo repertorio ed avevo insistito con lei perchè la facesse in quei luoghi che per me erano “sacri” e pieni di memorie, di nobili ed antiche memorie, quando la nobiltà e la gente anche della Palermo bene, veniva le sere d’estate a gustare il gelato o a prendere la cena, beandosi del panorama e della frescura. Noi ragazzini guardavamo con gli occhi sbarrati quelle donne agghindate e quegli uomini “ingessati”. Credimi, Rodolfo, amico mio, che delusione e che amarezza nel vedere quei locali abbandonati, quegli infissi, quelle vetrate in legno di pino pece, distrutti, senza manutenzione e pensare che rifare un infisso di quel tipo costa svariete migliaia di euro. e quell’albero di ficus che con la sua lenta crescita ha già distrutto una parte della ringhiera e del muro di contenimento, in marmo e pietra di Billiemi, ma che nessuno osa prendere l’iniziativa per stabilire come estrirparlo per evitare che provochi danni anche alle mura dell’edificio. O si aspetta che le radici facciano sollevare anche i pavimenti per poi gridare …allo scandalo? Credimi, Rodolfo, mi sono vergognato con me stesso per ospitare in quei luoghi di nobile memoria le persone che hanno assitito a quella manifestazione. Ho dovuto coprire i buchi delle vetrate con della carta crespata e con i manifesti della manifestazione, come se fossero stati posti di proposito, come arredamento ( ma in effetti era per nascondere le vergogne). Sulla porta di ingresso davo il benvenuto agli ospiti, ma chiedevo scusa se vedevano lo stato di abbandono di quello stabile portentuoso e pieno di memorie. Chiediamo ai ragazzi di non sporcare più quei terrazzi e raccontiamo loro i nomi e le storie di chi è venuto a dormire in quelle stanze, dopo aver visitato Monreale. Un abbraccio

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