Monreale, 9 luglio – L’inchiesta sugli appalti a Villa Sofia, che vede coinvolti l’assessore comunale Sandro Russo e la consigliera Aurelia Di Benedetto, entrambi del PD, è da scossa tellurica. Per il Partito Democratico e per l’amministrazione Capizzi. La premessa, d’obbligo, è che ci troviamo ancora in una fase processuale che nulla ha provato, nessuna sentenza è stata emessa e, nonostante il pesante capo di imputazione, peculato, il procedimento giudiziario si potrebbe risolvere in una assoluzione piena per gli imputati.
Se quindi non è ammesso lanciare accuse, esprimere condanne, una riflessione da più parti va fatta. Più che auspicabile è dovuta. Dai diretti interessati e dalla sezione locale del Partito Democratico, dal consiglieri comunali, dal direttivo del PD, dal suo segretario, Toti Zuccaro. Tanto più che questa notizia si incunea in un momento di vivace dibattito, interno al PD, relativo al rimpasto o all’azzeramento della delegazione assessoriale all’interno della giunta Capizzi. Un cuneo che potrebbe fare saltare i già delicati equilibri.
Ma, dicevo, si attende una riflessione seria, profonda.
Sarà sufficiente dichiarare che si attenderà il risultato delle indagini? Esprimere il pieno rispetto nei confronti della magistratura auspicando che faccia celermente il suo corso? Sbandierare e trincerarsi dietro il principio del garantismo?
Il più grosso partito monrealese, che alle scorse amministrative ha raccolto la fiducia di 4.541 elettori, quasi uno su quattro, non potrà nascondersi dietro la solita retorica per chiudere la giornata di ieri come se si fosse trattato di una questione di minore importanza, per relegarla nel fondo di un cassetto nell’attesa, o nella speranza, che finisca nel dimenticatoio. E’ l’occasione per il Partito Democratico monrealese per affrontare la questione etica al suo interno, con la massima trasparenza. Un’occasione da sfruttare per dare un forte segnale di maturità politica ma anche di rispetto per la fiducia e la dignità di ogni singolo elettore, verso il quale un partito che si professa democratico ha l’obbligo di dare massima trasparenza ai processi che si sviluppano al suo interno.
Non si vuole con questo esprimere un giudizio sulla opportunità che l’assessore Russo, che oltre ad essere imputato in questa vicenda deve rispondere per una denuncia presentata nei suoi confronti da un agente della Polizia Municipale di Monreale, faccia un passo indietro e lasci le deleghe. Non è questa la circostanza o il momento per chiedere le sue dimissioni. Gli auguro, anzi, che possa dimostrare la sua completa estraneità dinanzi ai fatti contestatigli e continuare così ad amministrare la città.
Spetta solamente a Russo valutare se dispone ancora della serenità necessaria per portare avanti questo gravoso compito, se dispone ancora della fiducia dei suoi collaboratori e del sostegno del partito. E’ una valutazione strettamente personale che Russo è chiamato a fare, per decidere se, per il bene della città, è opportuno in questa fase fare un passo indietro, lasciare l’assessorato con deleghe al Patrimonio, ai Tributi, alla Polizia Municipale, ai Finanziamenti Europei e Comunitari, e passare il testimone ad un’altra figura valida che il partito saprà senz’altro identificare. Ma è una valutazione che l’assessore dovrà esporre e condividere in seno al partito, dal quale aveva ottenuto la fiducia per amministrare la città.
Sarà il segretario assieme al direttivo o, si auspica, all’interno di un’assemblea allargata del partito, a trarre le conclusioni e decidere se confermare la fiducia a Russo, supportata da valide motivazioni, o se voltare pagina.