Riceviamo e pubblichiamo
“Gentile Direttore, “voglio ringraziarla fin da subito per l’ospitalità che mi sta concedendo e, soprattutto, per il lavoro svolto dalla sua testata in questi giorni particolarmente roventi e non solo per il fuoco degli incendi.
Ho sentito il dovere di intervenire dopo essermi interrogato parecchio e, soprattutto dopo aver constatato quanto poco buonsenso e lucidità sia rimasta in giro. Sarebbe stato più comodo e meno faticoso rimanere in silenzio. Ma, la responsabilità di essere il papà di una delle bambine dell’asilo “Il Girasole”, coinvolto pienamente dalla triste nota vicenda, mi impone di non star zitto. Lo devo almeno a mia figlia.
Difficilmente dimenticherò i momenti di panico quando con mia moglie ci siamo resi conto che l’asilo rischiava di essere raggiunto dalle fiamme. Vani erano stati i tentativi di chiamare la scuola e gli insegnanti, ovviamente, impegnatissimi nel mettere in salvo i bambini e rintracciare noi genitori per rassicurarci. Non dimenticherò la strada sbarrata, nella fretta, in via Biagio Giordano ed il carabiniere che mi indicava di recarmi per altra via all’ospedale Ingrassia. Poi, l’abbraccio liberatorio di ricongiungimento con la mia piccola Marta, gli accertamenti di rito e il ritorno a casa a stemperare le paure e la rabbia.
Ora a mente più serena e con qualche informazione in più possiamo abbozzare qualche riflessione, con l’intento di provare a offrire qualche spunto per affrontare i problemi piuttosto che per crearne di nuovi, quasi non ce ne fossero già abbastanza. Trovo pertanto sbagliato il clima di caccia alle streghe che si è venuto a creare, così come mi pare sbagliata la logica della autoassoluzione. Semplicemente, va inquadrato quanto accaduto nel giusto contesto.
L’incendio di giovedì a valle della “Fattoria”, è stato uno degli 800 incendi che nello stesso giorno hanno riguardato la Sicilia e, in particolare, le province di Palermo e Messina. Mi pare evidente, quindi, che ci sia una regia criminale unica che vuole tornare a sottolineare la sua presenza e la sua forza sul territorio. Senz’altro, non si tratta di autocombustione ed è irrealistico pensare ad una coincidenza. Nella nostra provincia, sono stati colpiti particolarmente Palermo, Monreale e Cefalù, ossia, i tre comuni che tra qualche giorno festeggeranno il primo anno da “Patrimonio dell’umanità” inserito nella lista Unesco. Sicuramente, sono i comuni che hanno una maggiore eco. Non mi stupirebbe se tra qualche tempo si scoprisse che gli incendi di questi giorni somiglino parecchio agli attentati ai beni culturali del ’93 di via dei Georgofili agli Uffizi, delle chiese di San Giovanni in Laterano e del Velabro, della Galleria di arte moderna di via Palestro a Milano.
È insensato quindi ridurre tutto ad una lite di condominio, come i polli di Renzo che si beccano a vicenda e non si rendono conto della grave situazione in cui sono piombati.
Certo, se ci fosse stata la tempestiva pulizia dei luoghi ciò non sarebbe accaduto, o non avrebbe raggiunto le proporzioni conosciute. Tanto più che, già negli anni precedenti, roghi di più piccola entità si erano verificati. Bisogna essere onesti e sinceri: al di là della titolarità dei terreni, la nostra città non ha risorse sufficienti per tenere in sicurezza, anche sotto il profilo ambientale, l’enorme territorio di cui dispone. È amaro dirlo, ma è la pura verità. Ciò non significa assolvere nessuno né rassegnarsi all’incuria che in tanti luoghi, soprattutto periferici, riscontriamo quotidianamente.
Darei un consiglio al Consiglio Comunale: prevedere nel prossimo bilancio, che spero non arrivi nuovamente a fine anno, nuove e maggiori risorse per la tutela e la bonifica del territorio. Altrimenti, suoneranno perfino come beffa le ordinanze, giuste, che impongono la pulizia dei suoli delle aree marginali dei privati. Inoltre, se ci si renderà conto che le risorse saranno insufficienti, sarebbe utile cercare altre soluzioni fin da subito, chiedendo magari che la regione usasse alcuni dei propri forestali (credo che non siano pochi e sarebbero ben lieti di occuparsi delle proprie città) per la tutela del verde dei centri abitati.
Altresì, forse varrebbe la pena di sforzarsi, magari assieme ad altri comuni, per gestire la manutenzione del verde (come quella delle strade ed ai bordi delle stesse) utilizzando anche i beni mobili, i macchinari confiscati alle mafie, che spesso finiscono per marcire nei depositi perché nessuno li richiede. Credo che non sia nemmeno peregrina l’ipotesi di valutare la gestione dei servizi nell’ottica del Global Service, spesso risolutiva per tanti comuni, forse più capaci di prevenire e meno di recriminare, o goffamente giustificarsi o giustificare le mancanze di altri, ex post.
Credo, inoltre, che occorra maggiore attenzione civica da parte di tutti. Naturalmente, stimolata da mezzi di informazione che denuncino preventivamente rischi e pericoli. Insomma, occorre che da tutte le parti, a prescindere dal proprio credo politico, si incominci a mettere al di sopra di tutto il bene comune piuttosto che le piccole miserie e le piccinerie.
Proprio come hanno fatto le instancabili educatrici del “Girasole” e Roberto, uno dei papà che ha messo in salvo tanti bambini senza curarsi di se stesso e della intossicazione che si è buscato. Come ha fatto il comandante De Venuto che non si è risparmiato finché l’ultimo bambino non fosse al sicuro. A molti di noi rimarrà impressa nella pellicola della nostra mente, quella foto mai scattata che lo ritrae inzuppato d’acqua mista a sudore e stremato dalla fatica e dai fumi dell’incendio. Sono certo che in tanti resteremo loro grati: chissà senza questi angeli come sarebbe andata! Per fortuna nel nostro paese non ci sono solo gli Schettino. C’è tanta gente che fa il proprio dovere a rischio anche della vita. Dinanzi a questi, spero che molti, a partire da quei bastardi incendiari, almeno in cuor proprio, sentano l’autentico bisogno di vergognarsi.”
* Tonino Russo Componente dell’assemblea del PD regionale