Monreale, 9 giugno – “La libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare”. Questa frase di Calamandrei rende tangibile, quasi corporeo il valore inestimabile della Libertà.
Libertà che al pari del “respiro” ci permette di vivere in armonia con la dimensione più autentica dell’esistenza. Ma essa, come ogni bene prezioso, non è mai scontata, non è una “condicio” permanente, ma è un dono da preservare e da custodire. Per proteggerla bisogna, però, conoscerne la ratio, le fondamenta sofferte che la sottendono, il sacrificio che l’ha generata, da un “gentilizio” di soprusi, il respiro soffocato dell’ingiustizia che ne ha determinato il corso…per decenni.
Gli alunni delle classi IV B, IV F, IV G e V B della D.D. “P. Novelli” coordinati dalle insegnanti: Giuliana Barone, Rosalia Cellura, Agata Grasso, Marta Ausilia Loggia, Rosalia Lo Piano, Elisa Renda, Pina Sirchia, hanno intrapreso un viaggio a ritroso, scandito da un progetto legato alla valorizzazione del “Settantesimo Anniversario della Liberazione”, che come una sorta di “macchina del tempo” li ha condotti dalla fine della prima guerra mondiale, passando dalla crisi del dopoguerra e dall’avvento del fascismo, all’oscurantismo di regime che determinò le lotte partigiane fino all’agognata Liberazione.
I bambini hanno avuto modo di scoprire come durante la dittatura del ventennio, libertà assolutamente normali al giorno d’oggi, furono negate: libertà di poter esercitare un’ opinione politica diversa, libertà di pensiero, di espressione, libertà di stampa e quindi di fruire, con spontaneità, dei molteplici aspetti culturali presenti nelle produzioni bibliografiche, considerate avverse. Poesie di Quasimodo, Ungaretti, Montale si sono alternate a canzonette d’epoca come “Marameo perché sei morto” dal testo apparentemente frivolo e banale, ma dal significato subliminale: una dichiarazione non esplicita di profondo diniego alla dittatura, una sottintesa opposizione, sottoforma di allegro motivetto, ad un regime totalitario e liberticida. Infine la lotta partigiana che integro’ diverse posizioni politiche, riuscì ad unire atei e cattolici e determinò la conquista di quel bene perduto per troppo tempo. L’analisi di un periodo sofferto, attraverso la potenza veicolata dalla narrazione che diventa arte, alla presenza di due ospiti d’onore che hanno arricchito l’uditorio, Letizia Colajanni e Margherita Caracci, ha costituito un breve ma toccante percorso, la Chiave di Volta tra ieri e oggi. Alla fine il sottofondo del nostro Inno Nazionale e del più famoso canto per la Libertà: “Bella ciao” ha inondato l’aula magna di una tensione emotiva tangibile tra adulti e bambini, una corrente empatica che è sfociata nella consapevolezza di una memoria ritrovata, momentaneamente riemersa dall’Oblio determinato dall’attuale pericolosa assuefazione apatica e rassegnata di una realtà che potrebbe, se non rinvigorita dalla memoria, dalle fondamentali radici storiche, trasformarsi in un pericoloso “Altro”.
“E come potevano noi cantare
Con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.”
S. Quasimodo





