Monreale, 7 maggio – “Anche e-mail, sms, reti sociali, chat possono essere forme di comunicazione pienamente umane”. L’ambiente digitale è una piazza, un luogo di incontro, dove si può accarezzare o ferire, avere una discussione proficua o un linciaggio morale.” È uno dei messaggi inviati da Papa Francesco.
Verità, bontà e bellezza fanno parte di una “triade esistenziale” che tutti siamo chiamati a comunicare. Sono questi i principi che un buon comunicatore dovrebbe mettere in pratica. A chiederlo è sempre Papa Francesco in un’udienza, a riferirlo è Cristiana Caricato vaticanista di TV 2000 durante la Conferenza Stampa che si è svolta oggi nel palazzo Arcivescovile di Monreale, per la 50° Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali.
Nel Messaggio, Papa Francesco afferma che “La comunicazione ha il potere di creare ponti, di favorire l’incontro e l’inclusione, arricchendo così la società”. Capacità che risiedono a pieno titolo nell’attuale Papa, esempio di comunicatore perfetto, diventato in poco tempo quello che oggi viene definito un Influencer: capace di influire sui pensieri e le decisioni altrui.
Fin dal 1965 la chiesa celebra questa giornata, inoltre la data dell’8 maggio coincide con la festa dell’Ascensione del Signore. “Un incontro fecondo” era il tema dell’incontro di oggi, apprestatosi ad esserlo realmente grazie all’apporto dei pensieri e dell’esperienza maturata dai partecipanti. L’incontro tra la comunicazione e la misericordia è fecondo nella misura in cui genera una prossimità che si prende cura, conforta, guarisce, accompagna e fa festa. In un mondo diviso, frammentato, polarizzato, comunicare con misericordia significa contribuire alla buona, libera e solidale prossimità tra i figli di Dio e fratelli in umanità. Ricordato più volte dalla vaticanista nel corso del suo discorso.
Un impegno che il Papa ha chiesto ai giornalisti è quello della paressia, pertanto chiede il coraggio di parlare con libertà e franchezza senza mai sconfinare nell’insulto, ricordandosi sempre il rispetto per la persona. L’informazione deve essere capace di conoscere il proprio limite deve essere una comunicazione misericordiosa. “Per fare informazione è necessario avere cervello, cuore e coscienza – afferma Cristiana Caricato – anche se a volte si fa informazione di pancia. La comunicazione deve tendere alla verità, al bene comune.” “Questo tipo d’informazione è difficile – aggiunge la giornalista – proprio per questo è una vocazione oltre che una missione”.
All’incontro hanno preso parte l’Arcivescovo Mons. Michele Pennisi, il quale ha aperto la Conferenza Stampa, sottolineando l’importanza dell’ascolto attivo: “Ascoltare è molto di più di udire”. Su questo presupposto è stato creato un “ponte” tra la Sicilia e gli Stati Uniti con l’Onlus Parent to Parent dove si porrà l’attenzione oltre che le cure all’autismo. “La cura dei mali è parte integrante dei compiti della Chiesa – afferma il Monsignore”.
Sul problema dell’autismo è intervenuto anche il sindaco Piero Capizzi: “Spesso, l’autismo non si conosce se non si vive, pertanto è importante parlarne per sensibilizzare la gente e per porre l’attenzione sulla patologia”. Inoltre aggiunge che la città di Monreale supporta le iniziative che riguardano l’autismo proprio per questo è nata la sinergia con New York, dove ha sede l’Onlus.
Al fine di continuare sulla logica della fecondità della comunicazione, l’incontro è stato il trampolino di lancio per far conoscere la rete che è stata creata tra l’importante Centro americano e il Dipartimento Autismo e patologie correlate di Monreale, in cui collaboreranno anche diversi giovani monrealesi; i quali provengono da un periodo di formazione specializzante. La volontà è quella di ridare speranza, oltre il sostegno delle cure, a tanti genitori di figli autistici. A renderlo noto è il Responsabile Dott. Giuseppe Rotolo. Il modello su cui si basa il Dipartimento è un lavoro sul posto, prendendo spunto dallo stile operativo americano: gli operatori andranno a casa del paziente con l’obiettivo di prendersene cura cercando di non far sentire solo né il paziente né il genitore. Saranno previsti dei momenti di formazione continua che insegneranno alla famiglia a relazionarsi con i figli.
Infine hanno reso la loro testimonianza, raccontando la storia del figlio autistico, la coordinatrice per lo stato di N.Y. dott.ssa Silvia Verga e suo marito Rory: “Parent to Parent è il ponte che riempie uno spazio vuoto”, riferiscono i due ospiti. Incoraggiando i genitori ad aprirsi alle strutture che supportano la patologia, in quanto è possibile trovare l’aiuto e il supporto nell’affrontare il problema. Concludono ricordando che i migliori terapisti sono i genitori.