Monreale, 4 maggio – La festa deve essere motivo di riflessione, di pentimento e di buoni propositi altrimenti rimane solo un momento di convivialità. Il messaggio che vuole attraversare il paese, enunciato dall’arcivescovo Pennisi, sembra essere questo.
Precarietà, Disoccupazione, Carità, Solitudine, Altruismo, Amore, Difficoltà, Fede e Speranza sono gli argomenti a cui l’arcivescovo di Monreale ha fatto riferimento nel discorso di ieri, durante la sosta del simulacro del SS. Crocifisso in piazza Canale. Semplici ma dirette sono state le parole che l’arcivescovo ha utilizzato per arrivare alle persone che hanno preso parte alla processione. Del resto la semplicità e l’umiltà sono le chiavi che spesso riescono ad aprire diverse porte.
Entrare nella coscienza della comunità sembra essere uno degli obiettivi a cui vuol arrivare l’arcivescovo.
Pennisi nel suo discorso esorta Monreale a denunciare le logiche contrarie all’amore e lo fa prendendo come esempio due persone, Padre Puglisi e il Capitano Basile, che hanno pagato con il sangue la forza dei loro principi. “Coloro che uccidono e opprimono gli altri con la violenza di stampo mafioso, con il pizzo e con l’usura, con lo spaccio della droga – continua l’arcivescovo di Monreale – anche se partecipano alla processione non possono dirsi seguaci di Cristo ma schiavi dell’anticristo”.
Bisogna ricordare che Michele Pennisi, proprio nel 2013 ha vietato alle Confraternite dell’Arcidiocesi di Monreale di accogliere Confrati che sono affiliati alla mafia o ad altri generi di attività malavitosa. Inoltre in passato si è impegnato attivamente per far assegnare a delle cooperative di detenuti ed ex-detenuti i terreni confiscati a mafiosi. Fin da giovane ha partecipato attivamente al movimento Comunione e Liberazione.
Senza mezze parole, l’arcivescovo spiega come non basta portare il Crocifisso sulla spalla ma bisogna portarlo nel cuore, tendendo la mano al prossimo senza rimanere nell’indifferenza. La processione non rappresenta solo un momento per portare il Crocifisso per le strade, ma esprime un sentimento di compassione verso le persone che vivono un momento di difficoltà.
Infine l’arcivescovo conclude affidando al SS. Crocifisso Monreale e i suoi cari e tanti abitanti.