Correva l’anno 2000 quando nasce a Roma AlmavivA, mentre nel febbraio 2001 aprì la sede a Palermo, ai tempi Cosmed che si prestava a diventare il cuore dell’azienda. Prima e grande realtà lavorativa palermitana è AlmavivA Contact, leader mondiale nell’outsourcing di servizi CRM. All’interno della società i dipendenti hanno intrapreso da anni un percorso professionale, oltre lavorativo, mettendo a disposizione dei clienti (Alitalia, Enel, TIM, WIND, Vodafone e Sky) le competenze acquisite. Circa una cinquantina i monrealesi che hanno trovato nel gruppo un posto di lavoro.
Operatori professionisti nel settore, certi di un’indipendenza economica e del famigerato diritto al lavoro hanno intrapreso o stanno disegnando un progetto di vita, ognuno a proprio modo!
Da tempo ormai va avanti la Vertenza AlmavivA. La società ha comunicato il 21 marzo alle Organizzazioni Sindacali e al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali l’apertura di una procedura di riduzione del personale, nel quadro di un complessivo piano di riorganizzazione aziendale. La sede di Palermo conta una riduzione fino a 1.670 persone, la conferma dei numeri sta facendo barcollare l’equilibrio economico e sociale di diverse famiglie palermitane e monrealesi.
In un tempo storico-sociale non di certo lauto, Palermo non può permettersi né di perdere un’azienda rilevante come AlmavivA Contact, né di mettere in mobilità ancora altri lavoratori; questo è quello che potrebbe succedere se entro 75 giorni dal 21 marzo (quindi il 4 giugno) non sarà raggiunto un accordo.
La struttura fino a qualche giorno fa ospitava la sede legale della società, ma il 4 marzo è stata nuovamente trasferita a Roma, il trasferimento a Palermo era stato fatto come segnale della volontà dell’azienda di investire in questo territorio. Poi cos’è successo?
Assenza di regole utili al settore dell’outsourcing, utilizzo opportunistico degli incentivi per l’occupazione e il calo progressivo dei volumi totali lavorati in Italia sono fra le cause che hanno portato alla crisi del settore. Altro fattore determinante (non ultimo) è il mancato rispetto delle norme di legge sulla delocalizzazione delle attività di call center, entrata in vigore quattro anni fa e mai applicata. Passo che consentirebbe di fermare la fuga di imprese verso paesi con un basso costo del lavoro, riuscendo così anche a riportare in Italia attività importanti e contribuire a stabilizzare i livelli occupazionali.
Per trattare questi temi caldi, il 9 marzo è stato convocato dal Ministero per lo Sviluppo economico un tavolo tecnico sul settore dei Call Center. L’incontro ha determinato la definizione di un Protocollo in cui il Governo si è impegnato a risolvere alcune questioni: Riqualificare il Sistema degli Appalti con l’accelerazione applicativa della Clausola di Salvaguardia; favorire lo svolgimento delle attività di Call Center in Italia con l’applicazione ed implementazione delle norme previste dal 24 bis D.L. 83/2012; favorire una disciplina omogenea per gli Ammortizzatori Sociali.
Gli effetti che la delocalizzazione sta causando non sono da sottovalutare e soprattutto riguardano tutti gli italiani, non soltanto gli operatori Call Center. Se vi è capitato di chiamare o ricevere una chiamata da un Customer care e vi ha risposto una voce straniera, sappiate che in quel momento i vostri dati sensibili sono stati gestiti da uno Stato che ha regole ben diverse dell’Italia! Con il trasferimento dei servizi all’estero vengono trasferiti anche una serie di informazioni degli utenti: traffico telefonico, dati Sim, dati utenti e dati carte di credito.
Il segretario regionale della UilCom Sicilia, Giuseppe Tumminia, ribadisce “È giunto il momento che la politica assuma un ruolo attivo in questa vertenza. Servono subito misure eccezionali. In ballo c’è il futuro dei lavoratori e questo sindacato continuerà a battersi per difendere i loro diritti”.
Intanto per affrontare la vertenza sono stati fissati due incontri a Roma, uno è il prossimo 31 marzo e l’altro giorno 1 aprile. Diverse continuano ad essere le forme di protesta in corso. Previsti, inoltre, un gazebo permanente in via Ruggero Settimo e sit-in davanti le sedi dei committenti AlmavivA Contact.
Un meccanismo inceppato sicuramente tra scarse normative, dove complice è un Governo sordo all’allarme lanciato da diversi anni.