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L’ultima notizia

Oggi Filo Diretto chiude ma sappiamo di essere stati rivoluzionari. E questo ci basta.

Monreale, 31 marzo 2015 – I giornalisti dovrebbero essere i cani da guardia del potere, lo devono controllare, stargli sempre alle calcagna. Dopo sei anni da direttore di “Filo diretto”, oggi che è l’ultimo giorno per il nostro giornale, posso dire con certezza che lo siamo stati. Questo era il nostro unico dovere nei confronti di voi lettori. Non farci intimidire da nessuno, fotografare la realtà, raccontarla senza fronzoli, senza commenti. Senza aggettivi.

Sono orgoglioso di essermi messo a disposizione di una squadra di giovani, capitanata da Massimo Gullo, la vera guida del quotidiano. Da monrealese d’adozione, quale mi sento, voglio ringraziare soprattutto voi lettori: siete stati il motivo per cui ho accettato la proposta di Massimo Gullo a fare da direttore di “Filo Diretto”. Devo molto alla vostra città che mi ha insegnato a comprendere e amare la Sicilia.

Anche nei momenti più difficili, di fronte a qualche non troppo velata intimidazione, a qualche voce grossa del potente di turno, siete stati voi lettori a convincermi che era necessario, anzi indispensabile, non mollare. Sono le vostre storie, le voci che ci avete fatto giungere in redazione, le vostre richieste, ad averci persuaso che eravamo sulla strada giusta: osservare e raccontare.

Nel mio studio, a ricordarmi i miei doveri di giornalista ho appeso da anni un articolo di Ryszard Kapuscinski dove ricorda che “una delle fonti del reportage sono le altre persone, quelle che incontriamo per caso e quelle di cui andiamo alla ricerca nel nostro viaggio per apprendere le loro conoscenze, storie e opinioni”. Noi l’abbiamo fatto: abbiamo vissuto Monreale come se fosse un viaggio da fare ogni giorno.

Alla squadra di redattori che in questi anni si è spesa incessantemente per il giornale va il mio grazie: lo hanno fatto con onestà, con passione e con coraggio. Spesso mi hanno ricordato Peppino Impastato e il coraggio delle sue parole quando sul suo giornale a Cinisi titolò: “La mafia è una montagna di merda”.

A Monreale la mafia c’è. Noi non abbiamo avuto paura di scriverlo. Abbiamo fatto cento passi, più di una volta. Questa squadra di redattori che ha avuto un grande capitano come Gullo, ha fatto una rivoluzione. Lo dico senza retorica: siamo stati rivoluzionari! E questo ci basta per poter chiudere questa esperienza.

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