Monreale, 2 dicembre – “E’ assai singolare e allo stesso tempo preoccupante che un soggetto che mai ho conosciuto e che mai si è occupato della vita politica e sociale di Monreale, in un convegno istituzionale sui temi della legalità e della lotta contro la Mafia all’interno di una sede particolare come quella del Palazzo Arcivescovile della Diocesi di Monreale, esprima pesanti giudizi sull’operato di un’amministrazione della quale non conosce la storia nè l’impegno sociale e antimafia“. A dichiararlo è Salvino Caputo che questa mattina attraverso i propri legali Avvocati Francesca Fucaloro e Mario Caputo ha presentato presso la Stazione dei Carabinieri di Monreale una articolata querela nei confronti di Ugo Forello.
Questi sabato scorso intervenendo ad un convegno promosso dalla Associazione Addio Pizzo, d’intesa con la Curia di Monreale avrebbe espresso, secondo Caputo, giudizi poco lusinghieri riguardo l’impegno amministrativo ed istituzionale della giunta guidata dall’allora Sindaco Caputo. Forello infatti avrebbe dichiarato che in quegli anni “non è stato consentito ad addio pizzo di operare a Monreale e che la antimafia di Caputo era soltanto parolaia e con pochi fatti e che le Istituzioni hanno operato da sole senza il supporto di alcuni organi dello Stato”.
“Se si fosse trattato soltanto della mia persona – ha sottolineato Salvino Caputo – avrei certamente ignorato l’intervento di un soggetto che era ancora minorenne quando a Monreale è stata avviata la prima esperienza della lotta contro la Mafia attraverso la gestione dei beni sottratti ai boss. Ma ho ritenuto doveroso presentare una denunzia a tutela di tutti quelli che, Amministratori e Funzionari, si sono esposti adottando scelte coraggiose contro la Mafia.
“Sono certo – ha affermato Caputo – che se il Sig. Forello avesse saputo che per la prima volta a Monreale e nel territorio da sempre ritenuto ad alta densità mafiosa abbiamo sottratto i beni confiscati ai boss del calibro di Totò Riina, Leoluca Bagarella, Giovanni e Bernardo Brusca, Bernardo Provenzano, Giuseppe Bommarito, Giuseppe Balsano, Pietro Aglieri, Raffaele Ganci e li abbiamo assegnati con il supporto di Libera alle prime cooperative giovanili nate nel territorio. Nomi che certamente leggeva sui giornali e che noi invece abbiamo sfidato e umiliato. Che abbiamo revocato appalti milionari a imprese in odor di mafia. Che prima ancora che nascesse Addio Pizzo abbiamo costituto le prime associazioni contro il racket e l’usura. Che abbiamo sostenuto – senza ingenti finanziamenti comunitari da rendicontare – imprenditori vittime di mafia e ci siamo costituiti parte civile in tutti i processi contro i boss di Cosa nostra, anche monrealesi. Che abbiamo demolito il capannone del boss di Cosa nostra monrealese Giuseppe Balsano, mentre le altre amministrazioni lo hanno lasciato in opera. Abbiamo portato in tutta Italia l’esperienza di un sistema pubblico di gestione di beni confiscati. Che per 3 anni un sindaco e la Sua famiglia hanno vissuto sotto scorta per le minacce subite. Che il Comune di Monreale in quegli anni è stato considerato dalle istituzioni nazionali un esempio da esportare. Sono certo che se avesse conosciuto tutto quanto avrebbe rivolto ad altri e in maniera certamente più motivata queste critiche.
Anche perché ricordo al Sig. Forello che Addio Pizzo non ha operato in quegli anni a Monreale perché l’associazione è nata nel luglio del 2004 e quando il Sindaco di Monreale era un altro soggetto”.